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LUNA ROSSA
di Enrico Costa
Modello copletamente autocostruito
scala: 1/37,5

1. L'IDEA
L'idea di costruire LUNA ROSSA mi e' venuta già
durante le regate ad Aukland. E' stata quasi una sfida a me stesso per
provare se veramente ero capace di costruire dal nulla, senza un progetto
e senza materiale già in scatole di montaggio, una barca mettendo
a frutto la mia esperienza di modellista. Di Luna Rossa me ne sono innamorato
subito ed è stata questa la molla che mi ha portato a questa impresa.
2. LA DOCUMENTAZIONE
Acquistando riviste specializzate di vela, qualche pagina
in internet, e con quasi tutte le regate registrate a video.
3. I MATERIALI
Al 90% ho usato il legno. Di legno è lo scafo,
l'albero, il bulbo, il boma, quasi tutte le attrezzature, le stecche per
fare le vele sono di legno.
4. L’INIZIO
Per prima cosa ho passato ore a visionare video e a leggere
riviste per poter iniziare a disegnare tutte le varie parti. Studiare
la forma della barca, dell'albero, delle vele (randa e genoa), del bulbo,
del timone; ogni particolare è stato attentamente studiato nella
sua forma, nei suoi particolari, nella sua colorazione. Non tutto è
stato possibile visionare, e quindi mi sono affidato alla mia esperienza,
alla logica.
Per quanto riguarda la scala ho deciso di costruire lo scafo di 64 cm.
e da quella misura tutto doveva essere pertinente a quella scala. Quindi
dividendo la lunghezza reale della barca che è di 24 m.(2400 cm.)
per la lunghezza del mio scafo trovo il numero che fisserà la mia
scala (1 : 37,5) il quale numero mi da la possibilità di avere
l'esatta misura del pezzo che devo costruire. Come posso però sapere
quanto è lungo o alto o largo il pezzo che deve costruire? Visionando
attentamente i filmati delle regate attribuivo le varie altezze o lunghezze
o larghezze ai pezzi attraverso la vicinanza delle persone componenti
l'equipaggio. Per fare un esempio: per costruire il boma. Dopo una regata
(l'ottava contro America One alla fine della quale il risultato era sul
4 a 4), si vedeva Francesco De Angelis appoggiato al boma che parlava
con Torben. Le sue spalle erano all'altezza giusta della parte superiore
del boma e la parte inferiore finiva a mezza coscia. Dedotto che Francesco
è un tipo abbastanza alto calcolai che il boma dovesse essere alto
più o meno una ottantina di cm.
Per effetto della formula: scala = 1: 37,5, quindi 80 cm : 37,5 = 2,1
cm che è esattamente l'altezza del boma da me costruito.
5. LO SCAFO
Dal parallelepipedo in legno di abete ho cominciato a
tracciare le parti che dovevano essere eliminate. Quindi lavorando di
sgorbia, carradore e levigatrice e tenendo sempre conto delle misure da
me ricavate, ho finito di costruire lo scafo in una ventina di ore, anche
perchè il pezzo presentava delle piccole imperfezioni dovute alla
natura del legno.
Per la costruzione del pozzetto la cosa è stata più lunga
e più laboriosa. Sempre con sgorbia ho dovuto scavare fino a raggiungere
la profondità giusta; quindi levigare con l'aiuto del trapanino
e carta vetrata sia il pavimento (coperta) e le pareti del bordo.
Per la levigatura dello scafo per prima cosa ho cartavetrato con carta
a grana grossa fino ad arrivare alla grana finissima; ho passato un panno
non troppo bagnato; in questo modo il legno ha cominciato ad alzarsi.
Una volta asciugato ho di nuovo cartavetato fino a renderlo di nuovo liscio.
E così per tre volte in modo che il legno non potesse più
alzarsi. Ho quindi stuccato nelle parti che presentavano delle piccole
fessure, imperfezioni, fino ad ottenere le pareti dello scafo praticamente
liscie. Quindi ho spruzzato lo stucco spry da carrozzieri. Dopo la prima
mano, molto leggera, e lasciato asciugare bene, ho di nuovo cartavetrato.
Dopo la seconda mano, più consistente, ho ancora passato, molto
delicatamente, carta vetro, sempre quella finissima. Dalla terza mano
e per altre cinque mani, ho solo spruzzato stucco spry fino ad ottenere
un superficie liscia, quasi vetrata.
6. L’ALBERO
Dopo aver deciso con miei personalissimi calcoli fatti
su fotografie, l'altezza reale dell'albero , sono venuto alla conclusione
che doveva essere alto 32,25 m. Per effetto della scala 1 : 37,5 il mio
albero è alto 68 cm. Come larghezza in scala risulta più
grosso dell'originale. E' stata necessaria questa misura in quanto sulle
prime ho costruito un albero giusto in scala, ma risultava troppo piccolo
e quindi non aveva la forza di sopportare il carico della randa, del boma,
del genoa, dei tiranti. Infatti i primi due mi si ruppero. Penso di essere
scusato per questo in quanto il mio materiale è il legno; quello
dell'originale è fibra in carbonio. Un'ideina più difficile
da reperire e da lavorare!
7. LE VELE
Per la costruzione delle vele mi sono procurato una tela
di lino misto cotone di colorazione beige che fosse in grado di sopportare
il colore senza che esso si spargesse attraverso le fibre. Tracciato quindi
su un foglio il disegno sia della randa che del genoa con le debite misure
in scala sempre con i miei personalissimi calcoli, riportai il disegno
su un pezzo di stoffa. Tenendo teso il pezzo di stoffa con dei pesi, (i
ferri da stiro della nonna sono una vera manna per i modellisti) cominciai
ad attaccare i legni che servono per fare il fasciame dandogli la forma
voluta. Incollai le stecche. Quando la colla fece presa, incollai i listelli
attaccati al primo pezzo di stoffa e misi sopra un secondo pezzo di stoffa
tenendolo sempre teso nel medesimo modo di prima. Quindi tagliai ai bordi
la stoffa eccedente incollando i bordi uno sopra l'altro. Per il genoa
il procedimento è stato analogo con la variante che i listelli
di fasciame usati erano più piccoli e alla fine, perchè
il genoa si potesse piegare come nell'originale, ho spezzettato gli stessi
molto finemente.
8. STRUMENTAZIONE
Verricelli:(winch piccoli) Stabilita la misura proporzionale dei verricelli,
( dove scorrono le cime arrotolate per tendere al massimo le vele), ho
tagliato listelli tondi di vario diametro (perchè i verricelli
non sono tutti uguali), usando il trapanino con punta da fresa, ho cominciato
a scavare dal centro verso le estremità e rifinendo con tagliabalsa
cartavetro abbastanza sottile. Devo dire che è stato uno di quei
lavori dove la pazienza viene messa a dura prova in quanto i verricelli
più alti risultano di 8 mm. i più piccoli di appena 4 mm.
Cazzatoi:(winch grandi) strumento che serve per cazzare le vele più
grandi (randa e genoa). Chi li usa ( grinder) deve girare enormi maniglie
poste dentro grandi appoggi al centro della coperta. Stabilita la debita
proporzione, non vi è nessun problema nella costruzione. Le maniglie
sono di filo di ferro e, datogli la giusta forma, per simulare la maniglia
ho intinto più volte nel vinavil le estremità fino a raggiungere
la dimensione voluta.
Cime: Le corde usate per cazzare, sostenere le vele, il tangone (asta
per sostenere e dirigere lo spinnaker o il gennaker nell'andatura di poppa).
In Coppa America le cime sono di diverso colore per non confondersi. La
colorazione si fa usando il filo, o refe, attenendosi sempre alla proporzione,
tendendo il filo e intinto uno straccetto del colore voluto, si passa
varie volte sul filo fino al raggiungimento ottimale della colorazione.
Bulbo: la costruzione non presenta difficoltà rilevanti. Dal pezzo
di legno di debite proporzioni si comincia a intagliare con sgorbie e
per rifinire, con una mola da banco si smussano tutte le parti fino al
raggiungimento della forma voluta.
Cavalletto di poppa: sostegno per telecamere e tutto ciò che riguarda
la parte elettronica della barca. Vi è installato anche un rilevatore
di inclinazione della barca. Nell'andatura di bolina la barca si inclina
a destra o a sinistra ma il rilevatore rimane sempre sull'asse diritto
dando indicazione dell'inclinazione. Usando dei listelli tondi non presenta
particolari difficoltà di lavorazione.
Per le telecamere ho usato delle perline di plastica di mia moglie.
Sostegno: Il lavoro di per sè non è difficoltoso, ma abbastanza
lungo. Ho usato listelli quadri di varie dimensioni. Il lavoro maggiore
è stato quello di assicurare i sostegni alla base in modo sicuro
non solo con colla, ma anche con viti perchè il tutto non cedesse.
9. COLORAZIONE
Per la colorazione ho usato principalmente colori acrilici ad acqua.
Evaporano velocemente, sono stabili e per i ritocchi non presentano particolari
problemi. Lo strumento che ho usato maggiormente è stato l'aerografo.
Il modello è un "Richpen" serie Spectra 033G a doppia
azione. E' un ottimo aerografo giapponese con ampio serbatoio inferiore
da 35 cc. ad innesto per rapidi cambi di colore e con possibilità
di colorare piccoli particolari fino a significative estensioni di colore.
Per le scritte ho usato delle mascherine fatte da me e per il ritocco,
dei pennelli debitamente sfoltiti. Uno di questi ha un solo pelo! Detto
così la cosa potrebbe apparire semplice, ma le scritte mi hanno
impiegato per quasi un mese anche per il particolare carattere usato da
Patrizio Bertelli per i suoi prodotti.
EPILOGO
E' stato un lavoro immenso non avendo a disposizione
nessun dato a parte la lunghezza dello scafo, la sua larghezza e l'altezza
dell'albero. Tutte le mie informazioni le ho attinte da alcune riviste
specializzate e principalmente dalle registrazioni di tutte le regate
con il supporto tecnico che nelle prime trasmissioni veniva fatto prima
delle regate.
Non avendo nessun riferimento l'unico sistema utile è stato quello
di visionare le cassette registrate e con il fermo immagine disegnare
il pezzo che mi interessava prima e poi rapportarlo alla proporzione giusta
con il metodo descritto precedentemente. In questo modo ho prodotto tanti
di quegli schizzi da riempire 4 blocchi da disegno. Il tutto supportato
da annotazioni utili per la costruzione e da considerazioni di carattere
personale. Ho cercato al meglio di attenermi scrupolosamente alla realtà
della barca a parte qualche dettaglio per ovvie ragioni di costruzione
senza, peraltro, mai sconfinare in grossolanerie costruttive e senza che
queste compromettano l'estetica della barca.
Ringrazio tutti coloro che, per il loro aiuto, hanno contribuito e mi
hanno aiutato alla realizzazione di quest'opera. Un particolare ringraziamento
è rivolto a mia moglie che con la sua pazienza ha saputo rinunciare
a gite o a inviti di amici trovandosi moltissime volte con la sala interamente
occupata e (scusate il termine appropriato) incasinata all'inverosimile,
sopportando odori di vernice, polvere di legno, trucioli, pennelate o
gocce di colore da pulire sul pavimento o sui mobili con grande rassegnazione
senza mai farmi pesare questo disagio.

© 2000 2003 AMV-Lilliput
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