Il soggetto
Il caccia Reggiane 2000 fu un aereo costruito interamente in metallo dall’omonima ditta di Reggio Emilia sotto la direzione dell’Ing. Longhi che dopo le sue esperienze negli Stati Uniti iniziò la costruzione di questo splendido stellare; soprattutto le tecniche costruttive introdotte da Longhi, la lavorazione dell’alluminio, la costruzione dell’ala in un solo pezzo, furono per l’epoca in Italia quanto di più all’avanguardia. E’ ovvio che guardando la macchina non si può non pensare subito al Seversky P- 35; anche se a mio parere il Re 2000 si presenta con un’aria più aggressiva e moderna(non e ne vogliano gli amici americani). Al primo volo si presentò subito maneggevole e stabile; al punto che tempo dopo prove di comparazione e combattimenti simulati con il Me 109 E si dimostrò superiore a questi. Ma purtroppo il propulsore, un Piaggio P.IX R.C. 40, era poco affidabile; pecca che l’aereo si portò dietro sino alla fine della carriera.
Purtroppo nonostante le prove in volo la Regia non era molto soddisfatta, riteneva infatti che la posizione dei serbatoi alari fosse troppo pericolosa; questo particolare invece non distolse l’interesse di aeronautiche straniere come la Svezia, l’Ungheria ed addirittura l’Inghilterra; solo che essendo già la Germania in guerra con questa ultima non fu firmato il contratto di fornitura.
Dopo il prototipo,le versioni del Re 2000 furono essenzialmente 4: Intercettore, catapultabile per la Regia Marina, Bis e G.A. (Grande Autonomia). Diciamo che la Bis fu una versione transitoria prima della definitiva G.A. dotata di un grosso serbatoio supplementare alloggiato dietro l’abitacolo e che quindi portava alla trasformazione della cappottina dalla prima versione, tutta vetrata, ad una sensibilmente inferiore nelle dimensioni e nella visibilità.
Il Re 2000 fu usato dalla nuova Sezione Sperimentale all’interno del 23° Gruppo del 3° Stormo a Comiso e dalla 377^ Squadriglia Autonoma basata a Palermo Bocca di Falco, ma con una sezione anche a Trapani.
La 377^ usò i Re 2000 ricevuti in dotazione praticamente fino alla loro estinzione per usura, e risultò in pratica l’unico reparto operativo armato col caccia Reggiane, avendo ricevuto tutte le macchine consegnate alla Regia Aeronautica (18), tranne quelle di tipo catapultabile destinate ad essere imbarcate sulle grandi navi da battaglia. Sin dal loro spiegamento in Sicilia i Re 2000 operarono contro Malta, dividendo le loro missioni in scorta convogli, mitragliamento, spezzonamento dei porti ed intercettamento. Fu durante un’operazione del genere che i caccia della 377^ intercettarono un Blenheim inglese e lo abbatterono ed a quanto pare fu il solo abbattimento aereo di questa squadriglia.
Da buon palermitano non potevo esimermi di costruire un Re 2000 basato a Bocca di Falco nel 1942; la mimetica è abbastanza complessa perché sui tre colori tipici del periodo, antecedenti alla tavola 10, ho sovra spruzzato un reticolo fitto di verde scuro dando una tonalità generale tendente al verde. I piani di coda sono rimasti invece con la mimetica originale perché in quel periodo non è che tutto fosse applicato alla lettera secondo i documenti ufficiali ed inoltre essendo un aeroporto operativo………………. lascio a voi le conclusioni.
Il modello
Ho scelto di costruire l’esemplare che porta sulla fascia bianca il numero individuale 5 rosso e con sui due lati della fusoliera un triangolo azzurro con una civetta appollaiata su una falce di luna.
Se ben ricordate, quando presentai il Cr 42 della stessa 377^ Sq su questo sito, il velivolo portava lo stesso stemma, questo per ricordare l’uso prevalentemente notturno di questi velivoli.
Ad ogni modo i colori erano: fondo di Giallo mimetico 3 con macchie di Verde mimetico1 e Marrone mimetico2, il tuo over spruzzato con un reticolo Verde oliva scuro 2; le superfici inferiori in grigio mimetico mentre la naca è rossa, ciò ad indicare un velivolo della seconda sezione, quella della prima avevano la naca nera.
Il kit utilizzato è un Classic Airframes 1/48 che tutto sommato è un’ottima base di partenza per realizzare un bel Re 2000. Avendo già costruito un Mc 200 della stessa marca e conoscendo i pregi e difetti in generale di questi kit short run, ho effettuato molteplici prove a secco e carteggiato per bene tutte le parti in resina del cockpit: paratie laterali, pedana , cruscotto e …………non contento ho assottigliato le pareti laterali della fusoliera………. Nonostante ciò a chiusura avvenuta della carlinga ho dovuto inserire un listellino di evergreen a riempire uno spazio di un millimetro lungo l’asse . Fortunatamente una buona stuccatura e degli incollaggi progressivi con attack hanno reso tutto l’insieme presentabile e senza fessure.
Vorrei fare un passo indietro soltanto per dire che le pareti interne del cockpit già belle di per se, sono state ulteriormente dettagliate grazie alle fotografie dei libri di Govi sui caccia Reggiane ed il numero di Aviolibri dedicato a questo velivolo.
E’ anche vero che dall’esterno si vede poco, ma l’importante che tutto sia stato riprodotto……..come penso sempre.
I pozzetti carrelli dove scompaiono i bracci della gamba principale, sono stati dettagliati incollando un pezzo di plasticard e sul quale ho fatto delle aperture quadrate dove proprio si re-traevano i bracci del carrello, il quale poi ruotava sulla sua testa su uno snodo e si coricava nel suo alloggiamento facendo scomparire anche il pneumatico della sede circolare.
Altro lavoro importante realizzato è stato quello di re-incidere tutte le pennellature, a mio parere, troppo poco profonde e di stuccarne altre non esistenti sul vero velivolo; sono stati aperti anche i flabelli della naca e tagliati a misura gli
scarichi in resina.
Colorazione
Passiamo ora alla verniciatura ed alle corrispondenze colori: Per prima cosa ho dato una mano di grigio primer della Model Master; ad asciugatura avvenuta ho carteggiati con della carta abrasiva 1200 umida per levare le impurità in rilievo fissate dal primer. Ho verificato l’eventuale presenza di fessure che prontamente ho stuccato e carteggiato.
Il colore delle superfici inferiori è un grigio mimetico e come colore ho scelto un Humbrol 140; ho dato una mano mediamente diluita ed una seconda molto leggera perché poi dopo l’operazione di opacizzatura tutte le superfici vanno scolorite a pennello secco.
Viene ora la volta del giallo mimetico 3; il più somigliante è il Gunze H34 “cream yellow” che ho schiarito con una punta di bianco; dopo un giorno di asciugatura ho finalmente, con la duse dell’aerografo ben chiusa, realizzato le macchie in verde mimetico 1( gunzeH302).
Ho cercato il più possibile di equilibrare la disposizione rendendo proprio la superficie dell’aereo simile alla pelle di un leopardo, un bellissimo effetto ma certamente non quello finale. Contrariamente alla sequenza , che prevede di dare il marrone mimetico 2, ho preferito fare il reticolo in verde oliva scuro 2 utilizzando il colore gunze H65………………C’è da dire che ho effettuato
molteplici prove su due vecchi kit che utilizzo come cavie, vi posso assicurare che è stato difficile trovare il giusto compromesso tra diluizione, pressione, apertura della duse e mano ferma…………..ma alla fine vi sono riuscito non senza un certa soddisfazione personale. Il Marrone mimetico2( model master 1736) ha completato la mimetica. Da questo punto in poi si sono avvicendati i vari passaggi di lucidatura, posa delle decals, rilucidatura, opacizzazione ed invecchiamento che, piu’ che altro,è stato orientato verso lo scoloritura della naca rossa, ogiva, spigoli vari, ingiallitura della banda bianca in fusoliera e croce di savoia ed alla fine scolortitura a pennello secco ( come nel mio stile) delle superfici inferiori.
Che dire in definitiva: Il Kit Classic Airframes si presenta bene, forse la NACA è un po’ sottodimensionata e di forma troppo a tronco di cono, quindi o si ricostruisce o si sostituisce con altro kit; ma essendo affezionato alla questa ditta non me la sono sentita; questo non toglie che un domani possa farne un altro di marca diversa.
La plastica Classic ultimamente è migliorata e non ha più quell’aspetto vetroso e antipatico; come sempre ottimi gli interni resina sui quali sarebbe conveniente aggiungere altri dettagli auto costruiti. Invece quello che non mi va giu’ sono i canopy termo formati; costringono il modellista a tagli infinitesimali con cutter affilatissimi, insomma un lavoro da esperti e non tutti lo sono! Personalmente preferisco quelli ad iniezione
Ora aspetto con ansia che la questa ditta ci regali altri bei kit della Regia, vedi p.es. gli ultimi CR42. Perchè non facciamo un pensierino ad un G55 rinnovato rispetto al vecchio kit o un bel Caproni 313 o meglio ancora un CR 25?? Ma questi sono solo dei personali desideri..
Ettore Giordano
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