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I M.A.S. di PREMUDA

di Gino Zaccari

Durante la Prima Guerra Mondiale lo scontro tra la flotta austriaca e quella italiana aveva come principale teatro l’Adriatico. Gli austriaci con porti ben muniti e una costa, quella dalmata, particolarmente inaccessibile grazie alla sua conformazione geografica, erano praticamente inattaccabili. Gli italiani dal canto loro avevano creato un forte sbarramento nello stretto Otranto-Corfù disseminato di torpedini e con un immenso sipario sottomarino di rete d’acciaio lungo 66 km e profondo 50 metri, volto ad impedire qualsiasi uscita dall’adriatico di unità imperiali.

Amm Luigi Rizzo

II CC Luigi Rizzo con gli equipaggi dei M.A.S. 15 e 21


Il 27 febbraio 1918 il giovane contrammiraglio Horthy fu nominato comandante in capo, la sua idea di una politica navale più audace lo portò ad organizzare un forzamento in grande stile con la distruzione degli sbarramenti Italiani. Grandi mezzi furono mobilitati, dai sommergibili alle grandi corazzate per un’azione radicale e su più ondate. Mezzi insidiosi erano in agguato per fermare unità italiane o alleate che volessero uscire per azioni di contrasto da Brindisi o Valona, in tale eventualità anche le corazzate sarebbero intervenute. Si pensò addirittura alle riprese cinematografiche, tanta era la sicurezza della vittoria.

15^ Squadriglia M.A.S. ormeggiata nel porto di Ancona


Alle ore 22.15 del 9 giugno esce il gruppo, (una delle numerose ondate di mezzi) comprendente le grandi corazzate “Szent Istvan” e “Tegetthof”, tale gruppo partiva da Pola. Da Ancona nel pomeriggio erano usciti per una missione di agguato Luigi Rizzo con il M.A.S. 15 e Aonzo col 21. Durante il rientro ad Ancona dopo una infruttuosa e noiosa attesa Rizzo con un movimento istintivo si volge e scorge del fumo, era quello delle corazzate austriache. I due invertono la rotta e dirigono verso il nemico a bassa velocità per evitare i “baffi” bianchi che li avrebbero fatti scoprire. Si era in prossimità dell’alba, la vigilanza sarebbe stata meno attenta dopo la tensione della notte.

Affondamento della Santo Stefano 1^ fase

Affondamento della Santo Stefano 2^ fase

Affondamento della Santo Stefano 3^ fase


I M.A.S. devono avvicinarsi il più possibile perché i loro siluri sono tarati ad 1.5 metri di profondità, dunque se un mezzo sottile si fosse frapposto al bersaglio l’avrebbe salvato. Tale mossa riesce grazie ad un varco apertosi fortuitamente nello schermo protettivo delle grandi navi, Rizzo punta la Santo Stefano, Aonzo la Tegetthof. Quest’ultimo va a vuoto per problemi ai siluri ma Rizzo centra il bersaglio con entrambe le armi, per la grande nave inizia una lenta agonia mentre la sua scorta si getta alla caccia dei piccoli assalitori, i quali manovrando al limite delle possibilità dei loro mezzi e con una buona dose di fortuna riescono a farla franca e a rientrare ad ancona con una vittoria clamorosa: un motoscafo affonda la più potente corazzata dell’Impero Austro-Ungharico.

Affondamento della Santo Stefano 4^ fase

Affondamento della Santo Stefano fase finale

Marinai della Santo Stefano abbandonano la nave


Nel frattempo l’agonia della grande nave volge al termine, ogni tentativo di riportarla in porto o di rimorchiarla ha avuto esito negativo, alle 6.05 si capovolge e poco dopo affonda, il tutto viene accuratamente filmato dalla impotente sorella.

Alle 7.30 i due M.A.S. vittoriosi, con la bandiera nera al picco, venivano avvistati dal semaforo di Ancona; quel giorno incredibile è ancora oggi memoria, dato che la Marina Italiana lo sceglierà per celebrare la propria festa.


Il M.A.S. 15 al rientro nel porto di Ancona

Venezia, Piazza San Marco - consegna della 1^ medaglia d'oro


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