| COSTRUZIONE
E COLORAZIONE
Il modello che ho costruito è un peschereccio definito
"del Mediterraneo" in quanto rivela caratteristiche
proprie di quasi tutti i pescherecci del Mar Mediterraneo.
E. un battello che stazza 10 tonnellate, misura 15 metri di
lunghezza, 3,5 metri di larghezza spinto da un motore gasolio
di 40 cv.
Proposto dalla "Artesania Latina", una ditta di
modelli spagnola, ha una scala 1:35 per una lunghezza di 410
mm.
Il modello non presenta particolari difficoltà nella
costruzione a parte la ridotta scala che impegna non poco
nella fase di assemblaggio dei pezzi.
Dopo l.incollaggio delle ordinate e della parte superiore,
già preordinata, si applica il fasciame nel modo consueto.
Il lavoro è facilitato perché non è un
modello a legno vivo, quindi va pitturata sia la parte morta
(la parte dello scafo al di sopra della linea di galleggiamento),
sia la parte viva (la parte dello scafo al di sotto della
linea di galleggiamento).
L’assemblaggio di tutte le altri parti (cabina, coperta,
albero, ecc.) è abbastanza scorrevole senza grandi
impegni. Anche la costruzione di tutte le parti di pesca non
è difficile, basta solo un minimo di accortezza con
i pezzi
abbastanza piccoli.
Come colori ho usato, per lo scafo, uno smalto semi opaco
satinato della "Idea smalti" n. 010 mat., e per
le parti in celeste un colore acrilico opaco. Una minima parte
di colori ad olio per l.invecchiamento. Questi sono stati
gli unici colori che usato. Nella personalizzazione del modello
chi la fatta da padrona è stata la "rolla"
o "mordente" usata dai falegnami per l. imbruni
tura dei mobili e per esaltare le venature del legno.
(La rolla viene venduta in bustine ed è una polverina
molto fine di varie tonalità di colore, scuro,chiaro,
rossiccio ecc., e va usata con molta parsimonia perché
a contatto con l.acqua rende molto. Si raggiunge il colore
desiderato dopo alcune passate di pennello, ma se si carica
troppo, il colore risulterà subito scuro).
La mia idea su questo modello è stata quella di rappresentarlo
durante la guerra intorno al 1941. Con caratteristiche di
usura molto accentuata senza la possibilità, da parte
dell.equipaggio, di poter regolarmente fare il lifting alla
barca, causa la mancanza di vernici o qualsiasi altro prodotto
similare.
Ne è venuto fuori un modello senz.altro abbastanza
sporco con evidenti tracce di grasso e gasolio nella tolda
e parti limitrofe. Il legno non presenta più quella
parte di lucido causa i ripetuti lavaggi con acqua salata.
Se poi si tratta di un peschereccio lo sporco via via si propaga
per tutto lo scafo.
Dopo varie passate di pennello con la rolla molto blanda,
ho iniziato, con molta attenzione ad usare il pennello non
troppo bagnato con rolla in polvere a piccolissime dosi pennellando
alla maniera del pennello asciutto fino ad arrivare allo sporco
voluto. Il lavoro comunque non è finito perché
abbisogna di continui ritocchi esaltando, per esempio, le
parti più soggette allo sporco in specie quelle di
grasso e gasolio. Il tutto deve risultare armonico pronunciando
di più lo sporco in basso e scemandolo verso l.alto
(vedi cabina ). Non bisogna cadere in grossolanerie, ma ragionare
seguendo la logica.
Pensare di essere su un peschereccio di quel genere, in quale
contesto sta operando, e la merce con cui lavora.
Nella realtà i pescherecci presentano delle rigature
sullo scafo che si procurano toccando il molo di cemento nel
momento dell.attracco. Tali righe tendono a scurirsi per via
del mare sporco del porto, dello scarto dei pesci che viene
gettato a mare (quella colatura rossastro-scura che esce dagli
sfiatatoi ne indica anche il sangue lavato dal ponte). Per
simulare questo ho praticato delle piccolissime incisioni,
simulando lo sfregamento, con un tagliabalsa molto affilato
e appuntito. Poi con colori ad olio "terra d.ombra e
terra di Siena bruciata" diluiti con white spirit per
il 90% ho iniziato una base di invecchiamento e sporco. Per
le colature ancora terra Siena bruciata con stessa diluizione
di white spirit. Quindi con la rolla ho cominciato a dare
una prima pennellata, quindi una seconda. In certi punti non
ho pennellato, ma picchiettato con la punta del pennello.
Ho enfatizzato le colature. Visto il risultato ho praticato
altre incisioni, altre pennellate, altre incisioni e altre
pennellate fino al raggiungimento del lavoro che volevo fare.
Ho aggiunto, finito di asciugare, col pennello asciutto, un.ombra
di "flat earth xf-52" della Tamiya per rendere più
armonica la colorazione con la parte superiore.
Le parti di legno soggette ad usura giornaliera oltre che
lo sporco, subiscono anche un trattamento di usura con sbeccature,
tagli, buchi dovuto al continuo passaggio, attrezzi riposti
anche con violenza, ecc..
Per simulare tale usura pratico dei piccoli tagli, incisioni
più profonde con una piccola punta di ferro e tagliabalsa,
piccoli colpi di raspa da falegname, gli angoli sono quasi
tutti smussati, si tolgono anche dei piccoli pezzi di legno
senza esagerare, anche perché dopo una o due pennellate
di rolla, l.incisione o la grattata o la piccola rottura si
armonizza e allo stesso tempo si enfatizza dando un aspetto
realistico. Nei punti di maggior usura applico la tecnica
della rolla pura non diluita. Torno a ripetere tutte queste
operazioni vanno fatte con "granu salis" altrimenti
rischiamo di cadere in un guazzabuglio di sporco, di grossolane
limature e basta! Dobbiamo aver sempre presente che abbiamo
a che fare con una scala da rispettare! Un buco di 1 mm in
una scala 1/35, nella realtà equivale a un buco di
3,5 cm!
Le cime, i tiranti, le bigotte ecc., dopo la messa in opera
vanno adeguatamente sporcate con una passata di rolla diluita,
che oltretutto, bagnandole, tendono a ritirarsi.
L.argano è stato trattato prima con una sostanza che
serve per brunire l.ottone (si compra nelle armerie ed è
da usare con moltissima cautela essendo un acido: fuori dalla
portata dei bambini, ritirarla subito dopo averla usata, usare
guanti e mascherina. Tutte le precauzioni possibili!!!!),
e dopo trattata con rolla liquida e in polvere ed infine enfatizzata
con microscopici accenni di penna a punta fine color argento.
Anche la canna fumaria sopra il motore è stata trattata
con lo stesso prodotto per brunire l.ottone, essendo appunto
essa stessa di ottone. In cima, per simulare lo sporco della
fuoriuscita del fumo ho girato la canna al contrario ed ho
acceso sotto un accendino per qualche secondo.
Le scope, autocostruite, sono di legno. Le setole, dure e
molto grosse, sono ricavate da una parte di setole di uno
spazzolino da denti trattato in precedenza con una generosa
dose di vinavil alla base delle setole stesse per impedire
che queste si disperdano. Si taglia quindi la porzione voluta.
Anch.esse sono state adeguatamente sporcate con rolla liquida
e qualche accenno di rolla in polvere sulle setole.
L.ascia è interamente in legno anch.essa trattata con
la rolla per quanto riguarda il manico. Per simulare il metallo
ho usato nero opaco Tamiya, quindi sopra il nero ho passato
la punta di una matita e sfregato con un dito. Per il filo
della lama la solita penna a punta fine argento.
La piccola canna fumaria che esce dalla cabina è un
tondino di legno di 4mm forato in cima da una serie di punte
sempre più grosse fino a 3 mm tagliato in obliquo e
incollato al contrario per simulare il gomito.
Il salvagente è stato fatto con "Cernit"
la nuova pasta modellabile che diventa tipo la ceramica se
messa ad indurire in forno.
|