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Gmc cckw 352 "lot 7"
di Paolo Tavano
Kit: Italeri
Scala: 1/35

INTRODUZIONE
Nella gamma di veicoli militari della classe 2½ ton a 3 assi motori costruiti dalla
GMC (General Motor Company che, con la Yellow Cab Mfg. Co. di Chicago,
trasformatasi nel 1925 in Yellow Truck & Coach Mfg. in seguito
all'associazione con General Motors, diverrà nel 1943 GMC Truck & Coach
Div. of General Motors), la versione CCKW, sia 353 che 352, sarà quella più
costruita al mondo. Alcuni dati: a partire dal 1941, anno in cui l'US Army
iniziò la produzione in serie dei veicoli 6 x 6, e fino alla fine della
produzione nel 1945, furono costruiti 562.750 autocarri!!
Il veicolo fu battezzato CCKWX dove:
C = anno di costruzione 1941;
C = cabina arretrata;
K = ruote anteriori motrici;
W = assi posteriori in tandem, motori;
X = telaio con passo più lungo di quello dei veicoli di serie.
Nel prosieguo della produzione, il modello divenne l'unico
del suo genere in produzione e pertanto perse il suffisso X e divenne CCKW 353
(passo lungo di 4.166 mm) e CCKW 352 (passo corto di 3.683 mm). Soprannominato
"Jimmy" o ancora "Deuce and a Half", il GMC fu l'autocarro
tattico più utilizzato nella 2a Guerra Mondiale, tant'è vero che
gli ultimi GMC furono ritirati dal servizio nell'US Army solo nel 1956, pur
restando ancora in servizio presso altri paesi Alleati per molti anni ancora
grazie ai programmi di aiuto dell'America (vedi Piano Marshall).
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Motore GMC 270 (vista dx) |
L'autocarro
montava un motore GMC 6 cilindri in linea a benzina, raffreddato ad
acqua, tipo 270 (che sarebbe la cilindrata espressa in pollici cubici,
pari a 4.416 cm3) che erogava una potenza di 91,5 CV regolati
a 2.750 giri/min. Era un motore molto "goloso"; consumava
infatti "solo" 35 litri per 100 km, vale a dire 2,85 km con un
litro, mentre nell'utilizzo fuoristrada il consumo saliva a 65-75 litri
per 100 km. Pazzesco, ma si sa, gli americani non hanno mai avuto
problemi di benzina!! Secondo le norme emanate dall'US Ordnance Corps,
un motore GMC era concepito per durare 16.000 km, percorsi i quali
subiva uno smontaggio completo ed una successiva ricostruzione. |
La
frizione monodisco a secco, fissata direttamente sul volano motore,
veniva richiamata nel suo movimento da una sola molla a diaframma la
quale necessitava di frequenti regolazioni; per questo motivo la
frizione rappresentava il punto debole dell'intero veicolo. Il cambio
era a 5 marce avanti + retromarcia; l'uscita del cambio faceva capo ad
una scatola ausiliaria (gruppo di trasferimento) che, oltre a
trasmettere il moto ai 3 differenziali, consentiva 2 rapporti di
demoltiplicazione, fornendo così un'ampia gamma di velocità al cambio. |

Motore GMC 270 (vista sx) |
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Il veicolo poteva
essere munito o meno di verricello anteriore, dotato di un cavo metallico con
anima di canapa del diametro di 12,7 mm e lungo 91,4 m; ad una estremità del
cavo era fissato uno spezzone di catena lungo 1,22 m (4 piedi); il massimo
sforzo realizzabile era di 10.000 libbre (4.536 kg), oltre i quali interveniva
un dispositivo di sicurezza realizzato con una coppiglia a frattura prestabilita
la quale, spezzandosi, disaccoppiava l'albero di trasmissione dalla vite senza
fine del verricello evitando danneggiamenti agli organi meccanici dello stesso.
Diverse carrozzerie
furono montate sui telai GMC oltre ai classici cassoni da trasporto: cisterne
per acqua e per carburanti, shelter per trasmissioni, cartografia, meteo,
laboratori fotografici, dentistici, chirurgici, oftalmici, radiografici,
lavanderie campali, unità di sterilizzazione, officine campali di tutti i tipi
(persino calzolerie, gommisti, ottici), servizio chimico, gru, trasporto
elementi di ponte Treadway, compressori d'aria, trasporto bombe d'aereo, ecc.
(la lista sarebbe molto lunga!). Il veicolo poteva essere dotato di cabina
aperta (con tettuccio e portiere in tela), oppure chiusa, interamente in
lamiera, munita o meno di botola lato passeggero per l'utilizzo di armi c.a. Tutti
i veicoli erano dipiti con il caratteristico Olive Drab; alcuni materiali
speciali, in servizio sui campi d'aviazione, potevano essere dipinti in giallo o
ricoperti di scacchiere bianche e rosse oppure gialle e nere.
SCELTA DEL
MODELLO Volendo rappresentare una modello particolare di GMC, la mia
scelta è caduta sulla versione a passo corto (CCKW 352) da soccorso detto
"Lot 7" secondo la terminologia americana, dotato di paranco da 500 kg
su monorotaia. Il veicolo era destinato al traino di mezzi incidentati o in
avaria; poteva anche trasportare dei materiali di approvvigionamento, il cui
carico era facilitato dal paranco. Per la realizzazione del modello mi sono
basato sul kit Italeri n. 205, dal quale partire con l'elaborazione; mi sono
avvalso inoltre del set di fotoincisioni Eduard dedicato al GMC, del kit del
paranco (in resina) della ditta NKC ora scomparsa, di plasticard di vario
spessore, di profilati plastici Evergreen di vari tipi e misure e di listelli di
noce per modellismo navale. Ultima, ma non meno importante, una buona dose di
quello che non dovrebbe mai mancare ad un modellista: la PAZIENZA!! NOTA: per
la conversione, si possono benissimo utilizzare i kit Italeri n. 201 o 271, a
seconda che si voglia realizzare un modello con cabina aperta o chiusa.
Personalmente sconsiglio il kit Heller il quale, nonostante presenti un motore
abbastanza dettagliato, richiede un lavoro da nevrosi per modificare i mozzi e
le ruote (errati) per renderli degni di questo nome!
REALIZZAZIONE Il
lavoro comincia con l'accorciamento del telaio per ottenere la versione a passo
corto; pertanto bisogna tagliare i longheroni del telaio all'altezza della terza
traversa, asportando 13,8 mm. Unire le parti così ottenute, rinforzando
eventualmente la giunzione con uno spezzone di plasticard da 1 mm incollato
dall'interno con Attack. Il montaggio del telaio procede come da istruzioni del
kit tenendo presente che, avendolo accorciato, sarà necessario accorciare anche
gli alberi di trasmissione posteriori; conviene effettuare delle prove a secco,
onde evitare di accorciare troppo... Al limite, è possibile rifarli con tondi
Evergreen recuperando da quelli originali solo i giunti cardanici. Ultimata
anche questa fase, si può verificare se il passo in scala è quello desiderato;
per fare ciò basta misurare fra il centro dell'assale anteriore ed il centro
del tandem posteriore: la misura deve essere di 105 mm circa.
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Serbatoio e supporto ruote di scorta |
Il
serbatoio del carburante, che in questa versione era posizionato subito
dietro la cabina e perpendicolare al telaio (vedi foto), deve essere
autocostruito con plasticard da 0,5 mm, basandosi sulle misure ricavate
dal piano in scala 1/35 pubblicato sul volume "GMC CCKW 353 &
352, the workhorse of the Army in Czech private collections" edito
da WWP; la lamiera di protezione è realizzata con plasticard da 0,25
mm; i bocchettoni di riempimento sono ricavati da tubetto di ottone
sagomato dopo averlo riscaldato per renderlo più morbido; i tappi dei
bocchettoni si ottengono con dischetti di plasticard ricavati con una
fustella Punch & Die. |

Vista del serbatoio |
| I
supporti per le ruote di scorta (che poi non sono di scorta e lo
spiegherò più avanti) sono autocostruiti con plasticard da 0,25 mm e
strips Evergreen, basandosi sulle misure ricavate da quello del GMC
water tank truck (Italeri n. 201). La storia delle pseudo ruote di
scorta è la seguente: la versione passo corto, in origine, era stata
progettata come trattore d'artiglieria per l'obice M101 da 105 mm; allo
scopo di poter aumentare il potere di trazione su terreni accidentati o
pesanti, era stato previsto il montaggio di altre 2 ruote su quelle
anteriori, ottenendo così un gemellato ma, non avendo l'autocarro lo
sterzo servoassistito, veniva richiesta all'autista una forza erculea
per azionare lo sterzo; perciò l'idea venne abbandonata ma le ruote
rimasero a disposizione e si sa... 2 ruots is megl che 1!! |
| Messo finalmente
da parte il telaio, sono passato all'autocostruzione del cassone
(che sarà diverso per dimensioni da quello del kit di partenza);
l'unico pezzo che si recupera dalla scatola è il pianale del
cassone, che dovrà comunque essere accorciato. tutto il lavoro
si compie utilizzando plasticard da 0,5 mm per le sponde, profilati
Evergreen per le scatolature, listelli di noce per le sponde
superiori (vedere foto a fine articolo), basandomi sempre sulle
misure ricavate dal sopraccitato piano in scala. Ultimato il
cassone, si può montare il transkit di resina avendo cura, ovviamente,
di sbavarlo accuratamente e di aggiungere i vari bulloni e/o
rivetti mancanti.
In parallelo a tutte queste operazioni ho installato le fotoincisioni
presenti nel set Eduard; come ultimo dettaglio, ho realizzato
due portataniche supplementari montati sul paraurti anteriore.
PITTURA E FINIZIONE
È delle più classiche
per un veicolo americano: Olive Drab (acrilico o smalto, a voi
la scelta). Non volendo realizzare un mezzo operativo ma bensì
un veicolo da collezionista, ho deciso di non calcare troppo
la mano con l'invecchiamento: solo un leggero dry-brush effettuato
con del Khaki Drab; le decals sono trasferibili a secco di Verlinden.
Come ultimo tocco ho aggiunto un piccolo carico rappresentato
da casse di pezzi di ricambio, alcune bombole di ossigeno e
acetilene e alcune onnipresenti scatole delle famigerate C-Rations
et voilà, il nostro GMC è pronto per raggiungere i suoi "colleghi"
in vetrina. Per la realizzazione di questa versione ho impiegato
circa un mesetto di lavoro. |
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BIBLIOGRAFIA
J.M. Boniface - J.G. Jeudy "Le GMC un camion univérsel"
E. Becker - G. Dentzer
"GMC CCKW 352/353
1940-1945"
F. Koran - J. Mostek
"GMC CCKW 353 &
352, the workhorse of the Army in Czech private collections"
Riviste varie: "Wheels & Tracks", "Uniformi & Armi",
"VéMil" |

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