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Ashigaru con archibugio

Battaglia di Sekigahara, 21 ottobre 1600

by Massimo "Tuareg" Buttol

Pegaso Model 90mm


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L’esercito medioevale giapponese viene ricordato soprattutto per quei guerrieri indomiti e cavallereschi noti come Samurai.
In un primo tempo contadini-guerrieri poi col passare del tempo casta sempre più privilegiata che si atteneva ad un codice d’onore, il Bushido, derivante tra la fusione dello Shintoismo ed il Buddismo Zen, che prevedeva la fedeltà assoluta al proprio signore, la venerazione della propria spada, la Katana, nella quale pensavano risiedesse la propria anima,fino al suicidio d’onore, l’Harakiri.

Ma, come in tutti gli eserciti, l’ossatura, la vera e propria spina dorsale, era il soldato semplice, non il prode cavaliere ed il modello si riferisce a quest’ultimo.

Ashigaru con archibugio, battaglia di  Sekigahara, 21 ottobre 1600.

La fanteria giapponese era reclutata  solitamente tra le caste più umili del popolo, quasi sempre tra i contadini, gente non avvezza all’uso delle armi. Tra questi la classe più bassa era costituita da Ashigaru per questo quasi disprezzata dagli altri.
Questo fu vero fino all’avvento della polvere da sparo e delle armi da fuoco che improvvisamente ne elevarono il rango per l’importanza che assunsero in combattimento rendendosi sempre più necessari fino al essere indispensabili perché, come ovunque, da quel momento, inesorabilmente, stava avvenendo quel cambiamento nel modo di combattere che metteva in secondo piano gli scontri cavallereschi a favore di battaglie tra eserciti schierati.
Quindi, gli Ashigaru, acquistarono sempre più importanza ed anche l’equipaggiamento ne subì gli effetti.

Il nostro archibugiere indossa un’armatura leggera del tipo Do-Maru (busto intorno) a piastre smaltate legate con lacci di tessuto, completa di protezioni per spalle e bacino ed un pesante elmo a protezione anche del collo. La protezione delle cosce è in cuoio imbottito mentre le braccia hanno una protezione di pelle non troppo pesante. Avambracci e stinchi hanno invece una protezione di stecche di ferro smaltato ad irrobustire la protezione in cuoio che, per i primi, è ulteriormente arricchita da una cotta ad anelli e prosegue fino a proteggere la parte dorsale della mano.
Pur essendo un archibugiere, il nostro fante, ha l’armamento ulteriormente arricchito da una Katana, che porta già sguainata e conficcata nel terreno, al proprio fianco, nell’eventualità il nemico arrivi allo scontro fisico, e da un pugnale Aikuchi.
L’equipaggiamento è molto semplice ed è composto solamente dalla fiaschetta della polvere, dalla borraccia, da un piccolo tascapane e da un paio di tipiche calzature di corda. Inoltre avvolto all’avambraccio sinistro porta avvolta la miccia dell’archibugio.
Infine, come tutti i fanti, porta sulla schiena uno stendardo che lo identifica col proprio signore.

Per la pittura, il bello dei soggetti giapponesi, è che, per gli abiti, ci si può sbizzarrire a piacere.
Io ho optato per una casacca gialla, delle braghe verdi ed un’armatura smaltata in blu con legacci rossastri ed una cintura in tessuto, dov’è legata la spada, azzurra così come i legacci su stinchi e avambracci.
I foderi di spada e pugnale sono di legno smaltato in nero con ideogrammi (anche se non ho la più pallida idea di cosa significhino) e decori.
Lo stendardo. Il disegno è reale ed appartiene ad una famiglia giapponese ed è stato ricavato da un volume di re-enactmet su samurai ed armamenti giapponesi ma mi sono preso una “licenza artistica” per i colori perché nello stendardo originale al posto dell’azzurro c’era il bianco…e l’accostamento, anche se non a righe verticali, proprio non si abbinava.
Infine l’ambientazione. L’erba bassa è la solita erba seccata e poi dipinta come meglio ci piace, quella alta è sintetica della Woodland scenic mentre il tronchetto è un rametto o meglio, un pezzetto di radice opportunamente dipinto.

 

Massimo, Tuareg




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