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Messerschmitt BF 209 V5

di Andrea Brenco (Club La Centuria)

Kit: Huma

Scala: 1/72

Premessa

Non so quanti di voi saranno concordi con me, ma pur apprezzando certi gioiellini in scatola provenienti dal paese del sol levante, li trovo un po’ freddi e senza anima; al contrario altri prodotti provenienti dall’est europeo, o anche dal patrio suolo come Italeri,  mi attirano e seducono con le loro imperfezioni, piccole o grandi che siano, e nonostante necessitino di maggiore attenzione e cura nel montaggio, una volta finiti (se riesco a finirli…) li sento più vivi e reali, anche se talvolta oggettivamente sono meno realistici od accurati: noi modellisti siamo proprio dei grandi esauriti!

Per quanto riguarda il modello in questione, il produttore è tedesco ma mantiene tutte le caratteristiche di cui sopra, oltre a     proporre dei soggetti che trovo purtroppo irresistibili e perfino nella mia scala! 

Storia

No, grazie! Sono pigro, vi dirò quel poco che mi ricordo a memoria: praticamente il Me 209 V5, da non confondersi con il V4 che è un aereo completamente differente, non è altro che un FW 190 D9 ma realizzato ad Augsburg… ma se volete proprio saperne di più potete dare un’occhiata ai vari siti sulla Luftwaffe, il materiale è abbastanza facile da reperire.

Montaggio

Non tutto combacia come dovrebbe, soprattutto il trasparente è uno dei punti deboli dei vecchi kit della Huma: lima, carta abrasiva e pasta lucidante sono indispensabili, così come molte prove a secco tra ali e fusoliera; inoltre i due piani di coda, se guardati di fronte, non giacciono sullo stesso piano ma sono uno più alto dell’altro: ovviamente li ho lasciati così, tanto non se ne accorgerà mai nessuno.

Per gli interni ho usato degli scarti di copie che avevo fatto da un set di dettagli in resina della True Details per il 109 G-K,  con  il tettuccio chiuso ben poco sarebbe rimasto visibile e un pizzico di dry-brush basta e avanza.

I bordi d’uscita alari sono sufficientemente fini, unici interventi fatti per aumentare il realismo sono stati alcuni aghi ipodermici per riprodurre le armi, gli scarichi forati uno ad uno, le pale dell’elica assottigliate, riprodotte con le frese le facce interne dei portelli ed infine le incisioni di tutte le parti mobili e dei pannelli apribili approfondite.



Colorazione

Il foglio istruzioni è da dimenticare, mi sono rifatto all’unica foto che ho trovato e che ritrae l’aereo a terra su di un campo in neve battuta: pur essendo un prototipo presenta evidenti segni d’usura, dovuta sia ai test sia ad un probabile uso operativo a protezione della fabbrica, sia dal progressivo deteriorarsi della situazione bellica che ovviamente incideva anche sugli interventi di manutenzione.

Ho cominciato dando una mano di fondo in J.N. Gray XF 12, ombreggiando poi le varie pannellature ed incisioni con Sea Blue XF 17 e Medium Blue XF 18: le superfici inferiori hanno quindi ricevuto una velatura di colore 76 molto diluito, dato in numerose passate fino ad ottenere la saturazione voluta lasciando però trasparire le ombreggiature del fondo.

Stesso procedimento superiormente, con il RLM 74 (XF 20+XF 66 più piccole aggiunte di blu e di rosso) su cui ho mascherato lo splinter con dei post-it per spruzzare quindi l’RLM 75 (XF 24 più verde scuro).  

Prima di mettere le decals ho dato le solite mani di trasparente lucido seguite da un primo lavaggio ad olio nelle incisioni:  non so chi stampi i trasferibili alla Huma, ma sono tra i più spessi e duri che si trovino in giro, quindi siete avvisati.

Ritoccate ad olio le pannellature sulle insegne, ho aerografato ancora del trasparente lucido e poi, una volta secco, il definitivo opaco; sono quindi passato alla fase d’invecchiamento: per le superfici inferiori mi sono ispirato al tipo di sporco che si deposita sulle macchine dopo lunghi tratti di strade innevate, aerografando varie combinazioni di Hull Red XF 59, Dark Gray XF 24 e Flat Earth XF 52.

Per le superfici superiori e le striature degli scarichi ho utilizzato anche del Flat Black e del Flat Brown XF 10. Ho dato alcuni piccoli tocchi di Silver sulle zone calpestabili e più soggette a manutenzione, smorzando quindi la loro eccessiva brillantezza con altre velature delle precedenti tonalità.

Dopo aver fissato gli ultimi particolari, ho realizzato una semplice basetta incollando con della vernice spray trasparente delle microsfere di vetro al pezzo di medium density precedentemente preparato, tracciando segni di pneumatici e stivali prima della completa essiccazione. Fissato il tutto con un'altra passata di lucido, ho ombreggiato lievemente con del grigio e realizzato alcune macchie d’olio e sporco in corrispondenza del motore.

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