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Dornier Do 335 A-0

di Mario Capra

Kit: Monogram

Scala: 1/48


Un po’ di storia  

La caratteristica fondamentale di questo velivolo risiedeva nell’impianto propulsivo, costituito da una coppia di motori in tandem: il primo, tradizionalmente sistemato nel muso, azionava un’elica traente, il secondo, alloggiato nel centro della fusoliera, muoveva, tramite un lungo albero,un’elica spingente.Questa idea, per la verità, aveva già visto la luce negli anni ’30 ed era stata applicata dal Dr.Claudius Dornier a tutta una famiglia di idrovolanti, azionati da motori contrapposti, sistemati però in gondole alari o su tralicci staccati dalla velatura. Mai prima d’ora si era arrivati a pensare di racchiudere i propulsori all’interno della fusoliera. Per sperimentare la funzionalità di un motore spingente che azionasse un’elica posteriore, Dornier commissionò al Dr. Ulrich Huter il progetto per un velivolo basato su questo principio. L’aereo, denominato Goppingen Go 9, era un piccolo monoposto equipaggiato con un motore in linea Hirt I M60 R da 80 hp, raffreddato ad aria, con impennaggi cruciformi e carrello retrattile. Le prove di volo, concluse nel 1941, dimostrarono che la formula era sicuramente suscettibile di ulteriori sviluppi. Il 26 Ottobre 1943 volò infatti, per la prima volta, il Do 335 V1, spinto da due DB 603E da 1800 Hp. Non fu facile risolvere una serie di problemi insiti nella nuova  filosofia progettuale: l’aereo, infatti,lamentava difficoltà di raffreddamento del propulsore centrale, vibrazioni al lungo albero motore, nonché una certa tendenza a serpeggiare in volo; aspetti di sicuro non irrilevanti ma controbilanciati da prestazioni globali davvero notevoli. Il Do 335 fu infatti, con ogni probabilità, uno dei più veloci aerei con motore a pistoni del conflitto, capace di raggiungere gli oltre 760 km/h a 6500 m. Potentemente armato,(due cannoni da 15 mm nel muso ed uno da 30 sparante attraverso il mozzo dell’elica),dotato di seggiolino eiettabile,il Pfeil era anche in grado di trasportare un sensibile carico di caduta: una bomba da 500 kg nella stiva ventrale, oppure due da 250 kg sempre internamente più due da 250 appese sotto le ali.



La scatola di montaggio

Il modello è un vecchio Monogram del 1974 realizzato in una plastica verde un po’ troppo morbida, con le linee di pennellatura stampate in positivo. Le dimensioni sono tuttavia ben rispettate;i trasparenti risultano limpidi ma spessi, mentre la scomposizione delle parti è abbastanza riuscita e i vari pezzi s’incastrano tra loro con sufficiente precisione. La scatola di montaggio offre la possibilità di realizzare sia la versione monoposto sia quella biposto, con anche la facoltà di riprodurre i motori in vista. Lo stampo di questi ultimi è  tanto grossolano quanto approssimativo; stesso discorso per i carrelli i cui cinematismi sono riprodotti in modo alquanto sommario, per non parlare dei pozzetti che oltre ad essere privi di qualsiasi dettaglio interno sono anche troppo poco profondi. Le decalcomanie contenute nella scatola sono spesse e le dimensioni dei codici dell’esemplare prescelto sovradimensionate. Il modello riproduce il secondo aereo di preproduzione serie A-0 (VG + PH), con N° di serie 240102, monoposto, equipaggiato con due Daimler-Benz 603 (tipo A2 per l’anteriore e QA2 per quello posteriore).

Montaggio

La prima operazione è stata quella di verificare le misure e le dimensioni. Per fare questo, le ho confrontate con quelle riportate da alcuni bellissimi disegni tratti dal volume “ Dornier 335 Arrow” - Monarch series - N° 2. Purtroppo però, le tavole sono state riprodotte in modo tale che le misure sull’asse delle ascisse non corrispondessero a quelle delle ordinate: in poche parole un cerchio (come quello delle ruote) risulta ellittico. Per risolvere il problema è stato sufficiente acquisire a scanner i disegni e, con un programma di fotoritocco, ripristinare i giusti rapporti per poi finalmente stampare tutto in scala 1/48. Dal confronto è emerso che l’apertura alare del modello eccede di 1,5 mm, mentre la fusoliera è più corta di quasi un millimetro. Non mi è parso il caso di intervenire dato l’errore tutto sommato accettabile, anche in relazione alle notevoli dimensioni del modello stesso. A questo punto, ho carteggiato tutte le superfici e le ho reincise apportando, ove necessario, le poche correzioni alle pannellature originali.  



Abitacolo

Come di consueto sono partito dalla costruzione del cockpit, per il quale è stata utile l’apposita lastra di fotoincisione della Eduard, con la quale ho potuto dettagliare il pannello degli strumenti e le due consolles laterali. Ho invece completamente ricostruito il seggiolino con i due poggia braccia in posizione estesa e la struttura tubolare inferiore; tutti i cablaggi degli strumenti dietro il cruscotto, nonché le levette per i comandi motore. Il pannello degli strumenti è stato rifatto con la consueta tecnica degli strati sovrapposti; per simulare la strumentazione ho utilizzato il foglietto in acetato fornito nel kit Eduard, interponendolo tra la palpebra posteriore in plasticard ed il pannello frontale in fotoincisione.

Il motore posteriore

Come ho già detto in precedenza, per mostrare questo significativo dettaglio, sarebbe stato impossibile servirsi dello stampo originale, poiché quest’ultimo era sommariamente abbozzato nella plastica in un unico blocco senza soluzione di continuità, con pochi dettagli e, cosa ben più grave, privo della necessaria profondità. Quindi, taglierino alla mano e disegni sott’occhio, ho rimosso tutta la sezione centrale per alloggiare il novo motore. Prima di realizzarlo è stato necessario ricostruire tutta la struttura portante del propulsore, le ordinate a monte e a valle dello stesso ed il lungo albero motore. Durante questa fase sono necessarie molte prove di montaggio a secco per verificare che tutto combaci alla perfezione una volta che si dovrà chiudere le due semifusoliere.Fatto questo, ho incominciato a lavorare sul DB 603 della Aires che fornisce un’ottima riproduzione in resina del motore insieme ad una dettagliatissima lastra in fotoincisione.In breve si è trattato di autocostruire i supporti del motore con lamierino in ottone (due profili a L verso la coda), i bracci del castello motore, il serbatoio del liquido refrigerante, i cablaggi delle candele per poi incollare con la colla cianoacrilica tutti gli elementi in fotoincisione e tutti i condotti idraulici così visibili una volta ultimato l’insieme. La parte più difficoltosa e lunga è stata quella relativa all’autocostruzione degli scarichi (quelli del kit sono inservibili). Per realizzarli in modo più verosimile ho impiegato un tubetto di rame che è stato ovalizzato, tagliato in segmenti di adeguata lunghezza, limato e saldato in modo da conferire alla linea dei sei condotti di scarico un aspetto maggiormente realistico. Data la complessità della lavorazione ed il conseguente tempo necessario, gli altri gruppi degli scarichi sono stati realizzati con uno stampo in resina, avendo però cura di tamponare provvisoriamente i tubi con un po’ di plastilina; questo per consentire alla gomma siliconica di leggere la profondità del condotto per un tratto sufficientemente lungo e nel frattempo per impedire che la gomma stessa passi da un’estremità all’altra di ogni singolo condotto di scarico, rendendo così impossibile l’estrazione del pezzo originale dallo stampo.  



Il motore anteriore

La costruzione del motore anteriore risulta più lunga e laboriosa. Avendo deciso di lasciarlo completamente in vista è stato necessario dettagliarlo su ogni lato. Il primo passo da compiere è quello di ristampare (sempre che non si voglia comperarne un altro) il motore in resina originale della Aires usato in fusoliera; logicamente tale operazione deve essere compiuta prima di metterci sopra le mani. Unite le semifusoliere, si comincia asportando lo stampo originale fino all’altezza della paratia parafiamma, ricostruita in plasticard e in lamierino di ottone, continuando con la costruzione degli attacchi del castello motore e dei bracci di supporto, realizzati con un doppio strato di plasticard per riprodurne l’originale bassorilievo. Si procede poi ricavando da un semitubo in ottone i due banchi di supporto degli scarichi e si ricostruiscono i vari condotti del propulsore con tubi di rame e stagno. Ho anche ricostruito la coppia di cannoncini da 15 mm, così come il cannone da 30 mm passante per l’asse del motore fino oltre la paratia parafiamma. A questa, sul lato sinistro, ho aggiunto tutti gli innesti dei condotti idraulici realizzati utilizzando un ago di siringa; i relativi condotti sono costituiti da filo da pesca in nylon (0.3 e 0.4 mm di spessore) che va davvero bene essendo molto sottile e abbastanza semplice da curvare secondo andamenti morbidi e sinuosi così difficili da realizzare con i fili di metallo. Un altro delicato aspetto da risolvere è quello del bilanciamento del modello: bisogna, infatti, appesantire sensibilmente la parte anteriore per evitare che l’aereo, una volta finito, si sieda penosamente all’indietro; ho ricreato tutto il blocco che ospita il radiatore anulare tornendolo da una barra di ottone; ciò ha sistemato l’equilibrio del modello ed ha contribuito a realizzare un pezzo più preciso e dettagliato di quello originale.



Carrelli

I pezzi del kit che si possono conservare sono esclusivamente le gambe di forza e, una volta corretti, anche i portelloni di chiusura. Tutto il resto è da rifare.I vari cinematismi di attuazione sono stati realizzati schiacciando dei tubi di rame fino ad ottenere delle piastrine che, una volta forate, limate, saldate ed imperniate tra loro, hanno costituito un carrello effettivamente mobile, da posizionare successivamente negli appositi alloggiamenti della struttura alare. Quest’ultima è stata rifatta ricostruendo con il plasticard i longheroni e le centine dopo aver asportato i pozzetti originali che sono tropo poco profondi; le belle ruote della True Detail hanno completato, insieme ai tubetti dell’impianto frenante, la riproduzione dei carrelli alari. I vari perni delle cerniere sono stati simulati con dei piccolissimi dischetti di plasticard realizzati con un punch & die. Ho anche ricostruito il carrello anteriore con tubetti di rame, così come il relativo pozzetto, compresi i meccanismi di chiusura dei portelli, i circuiti idraulici e le bombole dell’aria compressa, vistosamente colorate in rosso e blu.

A completamento della zona ventrale del modello ho aggiunto la scaletta di accesso all’abitacolo, dopo aver ricavato il relativo alloggiamento completo di portellone di chiusura.

Colorazione

Il modello è stato verniciato utilizzando i seguenti colori:

Interno  del cockpit

RLM 66          Gunze Sangyo H301

Paratie parafiamma, struttura carrelli ed interni dei pozzetti                             

 RLM 02          Gunze Sangyo H70  

 Superfici  Ventrali

RLM 76           Aeromaster N°1722

Superfici latero superiori (mimetica a splinter)

RLM 81          Xtracolor X210

RLM 82          Xtracolor X211

Eliche ed ogive

RLM 70          Gunze Sangyo H65

Sia l’Aeromaster che gli Xtracolor sono smalti a finitura lucida e ciò rende superflua la tradizionale  verniciatura trasparente di fondo anche se il processo di asciugatura è certamente più lungo rispetto agli acrilici. Sono però convinto che sia meglio, quando possibile, non eccedere con le mani di vernice e che attendere per qualche giorno l’essiccazione perfetta degli smalti lucidi sia, alla fine, vantaggioso.



Trasparenti

Ognuno di noi ha le sue idiosincrasie: io odio i trasparenti in acetato. Questo non perché non siano belli e realistici, ma perché li trovo maledettamente difficili da posizionare,specialmente quelli che devono essere montati aperti. I trasparenti forniti nel kit sono troppo spessi ma di dimensioni perfette e si adattano con grande precisione agli scassi della fusoliera. Ho allora deciso di assottigliarli. Questo delicato lavoro va fatto rigorosamente dall’interno per tre valide ragioni: la prima è che così facendo non si eliminano i frames che dovranno poi essere verniciati; la seconda è che non si alterano le dimensioni di ingombro massimo, limitandosi ad eliminare la plastica trasparente dall’interno, la terza è che si mantiene una certa rigidezza del pezzo che così resta meno deformabile. E’ chiaro che, se si decide di operare in questo senso, bisogna preventivare una sacrosanta pazienza e una cautela enorme, perché non ci vuole nulla per scassare tutto. Quindi, poco per volta, si elimina il materiale cercando di asportarlo in modo uniforme, delicatamente e senza fretta, passando da carte abrasive anche di una certa granulometria (ho iniziato con la 240) per arrivare alla 1200. Ma, per conferire la necessaria trasparenza, la carta abrasiva bagnata non basta; bisogna poi lucidare tutto con gli appositi prodotti reperibili in commercio. Fatto questo bisogna verniciare i frames ricordando che il colore è diverso: Rlm 66 per quelli interni e Rlm 82 per quelli esterni.

Finiture

Del foglio di decalcomanie offerto dalla scatola ho utilizzato  solo gli stencils; le altre insegne, cioè le croci e le lettere, sono state rifatte: le prime ad aerografo, le seconde al computer, stampate poi su un foglio trasparente della Tauromodel ed applicate con l’ausilio dei liquidi ammorbidenti. Le pannellature sono state ripassate con un pennino rapidograph 0,1 caricato con una miscela di inchiostri di china seppia e nero molto diluiti in acqua. A questo punto si può passare una mano di trasparente opaco per conferire il giusto grado di riflessione ai colori e per eliminare il fondo lucido delle decals. Non mi è parso necessario invecchiare il modello con scrostature e sporco dal momento che l’aereo non ha praticamente avuto una carriera operativa; l’unica cosa che mi sono limitato a fare è stata di simulare la leggera scia dei gas di scarico dei motori.

La scatola di montaggio conteneva una settantina di pezzi; il modello finito ne conta invece più di 400.

Buon divertimento!

Un ringraziamento doveroso va agli amici modellisti Massimo Jotaz, Pierfrancesco Grizi e Pierluigi Berzieri la cui disponibilità mi ha aiutato a portare in fondo questo lungo lavoro.

 Bibliografia

Non trattandosi di uno Spitfire o di un FW 190, il materiale relativo a questa macchina non è particolarmente abbondante; tuttavia la monografia della Monogram è davvero splendida, ricca com’è di storia, fotografie e di disegni relativi a tutte le versioni.

- Dornier 335 Arrow- Monogram Monarch Series – N° 2

- Dornier 335 “ Pfeil”- Schiffer Military History –

- German aircraft interiors 1935-1945 Vol 1- Monogram –

- Warplanes of the Luftwaffe- Aerospace Publishing –

- I distruttori- Delta Editrice –

- Caccia e bombardieri della Luftwaffe - Delta Editrice -

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