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Junkers Ju-287 V1

by Pierfrancesco Grizi

Scale: 1/72 ; Kit: Huma Modell


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Il soggetto

Per noi modellisti alcuni aerei sono attraenti perché sono, obiettivamente, belli da vedere; altri perché sono intrinsecamente complicati da realizzare e costituiscono una sfida tecnica. Altri ancora sono talmente storicamente e strutturalmente  così curiosi che attirano l’occhio proprio per questa loro particolarità.
Lo Junkers Ju-287 V1 rientra sicuramente in questa categoria.

Lo Ju-287 fu concepito come banco prova per un bombardiere quadrimotore a lungo raggio d’azione e soprattutto per verificare in pratica le ali a freccia inversa. Così vennero uniti i piani di coda di uno Junkers Ju-188,  parte di una fusoliera di un Heinkel He-177, i carrelli principali di uno Junkers Ju-352, le nuove ali con 4 motori Jumo 004 e infine il carrello anteriore che, leggenda impone, sia stato derivato da quello di un B-24 Liberator americano atterrato forzatamente in Germania!
Lo Ju-287 era inoltre dotato di un parafreno in coda.
Questo “mostro” volò per la prima volta il 16 agosto 1944 e compì una serie di voli, comportandosi egregiamente, fino ad essere danneggiato da bombardamenti alleati e infine catturato dai sovietici, insieme al secondo prototipo in avanzata fase costruttiva.

         

Il modello
Dentro una scatola di cartone ben fatta, troviamo una serie di stampate color crema per le parti principali: fusoliera, ali, coda e carrelli. Il tutto è inciso in negativo, leggermente pesante forse, ma dignitoso. In una stampata più piccola sono contenuti i pezzi più piccoli, come i supporti dei razzi Walter di assistenza al decollo, la scaletta, gli interni. Questi sono finissimi e rasentano il dettaglio delle fotoincisioni, pur essendo in plastica!

Ho iniziato, classicamente, dagli interni, un po’ miseri a dire il vero, aggiungendo le cinture ai seggiolini, qualche cavetto, pedaliera in fotoincisione di recupero, le decals per gli strumenti e lavorando di pennello asciutto per far risaltare i dettagli, sulla base grigio scura RLM 66 aerografata in precedenza. Il tutto sarà poi chiuso dall’ampia vetrata stile He-177.
Terminato il cockpit e incollato su un lato della fusoliera ho chiuso la stessa, senza dimenticare di aggiungere, appena dopo la cabina,  un bel po’ di pesi sotto forma di piombi postali tenuti insieme da un po’ di Pongo.
Dopo diverse stuccature sulla fusoliera e controllando che tutto andasse bene diverse volte, passando sulle giunture un pennarello nero a punta larga, ho aggiunto le ali e i piani di coda, ho ristuccato (le giunzioni sono un poco “ribelli”…) e ho messo il tutto da parte, dedicandomi ai motori.
Questi hanno un bordo d’uscita dell’ugello quasi tagliente, molto fine. Il motore anteriore destro è stato privato di un pannello superiore e nell’apertura assottigliata internamente con una fresa, è stato inserito il particolare del motore Jumo 004, adattato dal set CMK per il Me 262. Inutile dire che il pezzo in resina è molto bello e vuole solo essere pitturato bene con vari Humbrol, metallici e non.
Montati i motori alla fusoliera e alle ali ho preparato i carrelli principali, dipingendo le grosse ruote con Tyre Black Gunze e montandole nelle ancor più grandi carenature,  mascherando i pneumatici con nastro Tamiya per la successiva pittura.

A questo punto, quasi tutti i pezzi sono pronti per la messa in pittura, anche i razzi Walter, finiti e montati su bastoncini.
Una stuccatura finale di qualche giunzione imperfetta è la cosa più fastidiosa che mi sia capita durante la costruzione del modello.


Colorazione
Non seguite le istruzioni della scatola!
Sono completamente sbagliate, sia nella forma sia nei particolari.
Fortunatamente ci troviamo davanti ad un aereo costruito in un unico esemplare e, soprattutto, ben fotografato. Ci sono molte immagini che ritraggono lo Ju-287 da diverse angolazioni.
Innanzitutto bisogna decidere quale configurazione scegliere: quella dei primi voli, senza carenature anteriori, con dei fili di lana attaccati sulla fusoliera e le ali e anche una telecamera davanti al timone per misurare il flusso dell’aria, oppure quella con le carenature anteriori e con una strana scacchiera sui fianchi, probabilmente per un diverso controllo dell’aerodinamica e dei flussi.
Ho scelto la prima. Osservando bene le foto si nota che le gondole dei motori sono dipinte tutte in modo diverso e in almeno tre colori, con pannelli (probabilmente) in RLM 71, 02 e 65.
L’aspetto generale dell’aereo è abbastanza rovinato, con la fusoliera macchiata e con zone dipinte (o ridipinte) in colore più scuro. Si nota anche che la parte inferiore delle ali, vicino alla fusoliera e quella centrale della stessa sono dipinte con un colore molto scuro. L’andamento della mimetica vicino al cockpit è curvo, non rettilineo come mostrato dalle istruzioni, che sono un po’ sempliciste.

         
         

Ho iniziato prima dal basso, con l’RLM 65 H67della Gunze dato prima nella sua normale tonalità, poi schiarito con bianco nell’interno dei pannelli e infine leggermente scurito con del grigio scuro sulle linee di pennellatura.
Mascherato tutto ho passato l’RLM 71, Gunze H64, con lo stesso procedimento di prima, avendo l’accortezza di schiarirlo con del giallo e non con il bianco, che lo rende gessoso. I colori sono stati ben diluiti con alcol etilico.
Infine ho dipinto le parti in RLM 02 (Gunze H70) e poi, previa mascheratura, alcune parti della fusoliera con un verde più scuro (mix con H64 e H65) e quelle inferiori in tyre black H77.
A parte, mentre coloravo, ho spruzzato anche un pezzetto di decals trasparente con i colori della fusoliera. Serviranno poi, tagliate a striscioline sottili, per realizzare i frames della vetratura. Questa decals subirà lo stesso percorso di colorazione del modello: colore, trasparente lucido, trasparente opaco per essere uguale cromaticamente al resto del modello.
I razzi RATO sono stati realizzati con Aluminium  e Steel Alclad, con i paracadute in Humbrol 83 e le cinture che li tengono realizzate con piccole striscioline di adesivo Tamiya dipinte in Humbrol 29.
Una volta tutto asciutto, ho passato la classica mano di Future lucida, ho messo le decals ammorbidendole con un poco di liquidi Microsol e Microset.
Atteso che le decals di asciugassero bene, ho dato un’ulteriore mano di Future e poi ho eseguito un lavaggio nelle pannellature con colore a olio nero molto diluito con White Spirit, tolto dopo dieci minuti con un fazzoletto di carta, senza premere e con movimenti leggeri e circolare, in modo da non togliere il lavaggio dalle pannellature (l’orrenda mistura mi spaventa sempre un po’, prima di toglierla…).
Infine ho passato una mano finale di trasparente opaco dell’Aircraft Colors, poco diluito con acqua distillata. Una volta ben asciugato il trasparente, ho simulato dello sporco e dell’unto qua e là con le matite Carbhotello di diverse tonalità di grigio e terra, spazzolandole con un pennello ruvido.
La tecnica è questa: si passa leggermente e con parsimonia la matita sul modello (opaco, rammentiamolo), seguendo il flusso aerodinamico, poi si sfuma pian piano con un pennello diritto, un po’duro, ottenendo un effetto molto efficace e facilmente controllabile.
Tolte le protezioni ai trasparenti ho usato le striscioline di cui sopra e poi ho dato un po’ di Future a pennello su ogni vetrino delimitato dalle decal, in modo da aumentarne la brillantezza.


Alla fine si montano tutti i vari pezzi: motori, carrelli, razzi con i supporti, portelli ecc.
La basetta è realizzata in cartoncino spesso da artisti a trama fine, dipinta con un grigio di base acrilico e varie sporcatore a pennello asciutto. I figurini, dipinti tutti con smalti Humbol, sono della serie civile Lufthansa della Preiser.

Ecco un modello decisamente originale, con un montaggio un po’ delicato, ma tutto sommato ben fatto e di forte impatto.

Buon modellismo!
Pier Francesco Grizi



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