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Me 109 G6 - W.Nr. 160756

Flown by René Darbois I./JG 4 Maniago ( Italia 1944)

by Ettore Giordano

 

scale: 1/72 kit: Italeri


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ITALIANO
Come spesso succede si parte da un idea di realizzare un particolare aereo e poi se ne arriva ad un’altra.
Girovagando nel sito della Eagle Strike alla ricerca di decals per i miei 109 ancora inscatolati, mi imbattei in un foglio molto bello relativo a dei G6 con mimetiche particolari : il 72012; nel quale si presentava anche un velivolo con la classica mimetica 74-75-76 ma overspruzzato con del nocciola italico e del verdemimetico patrio e basato a Maniago…….Di questo devo ringraziare la consulenza di un caro amico sempre prodigo di dritte e molto competente nella sua conoscenza storica.
A questo punto visto e considerato che in casa mi trovavo un G6 in scala 1/72 della Italeri, la mia ricerca si è orientata verso la decal rappresentante un 8 giallo; gira che ti rigira tra internet e libri vari la lampadina si è accesa quando ho visto uno stesso aereo mimetizzato piu’ o meno alla stessa maniera: il 4 giallo appartenuto al pilota René Darbois e basato anch’esso a Maniago……..ho scelto lui anche per la particolare storia che lo riguarda.
Chi era Renè Darbois; di certo non un grande asso ne un nome altisonante all’interno della Luftwaffe………….ma soltanto un pilota francese che si arruolò nella famosa aeronautica crociata al solo scopo di fuggire dalla Francia occupata. Nel natio paese volò con il JG 103 ed in Germania con il EJG; dopo giunse in Italia al I./JG 4, appunto a Maniago, e quìriuscì a disertare durante una missione di routine.
Una volta allontanatosi dalla sua base, per eludere i radar tedeschi effettuo’ delle manovre a spirale con repentini cambiamenti di altezza. Cio’ lo portò sull’adriatico e di qui si dirisse verso sud tagliando poi l’appennino in direzione della Campania; alla fine atterrò in un campo americano situato in Santa Maria Capua Vetere a nord di Napoli consegnadosi agli alleati. Il suo velivolo fu portato negli USA e goffamente ridipinto con lo splinter classico a tre grigi e numerato con un 2 bianco del III/JG27; in seguito è stato esposto al National Air & Space Museum di Washington dove è possibile vederlo tuttora.
Non voglio dilungarmi sulla costruzione del kit che alla fin fine segue il metodo classico ma soltanto dire che il kit è stato abbellito internamente con delle fotoincisioni Eduard Zoom relative al G6 e con le quali ho avuto tanti problemi viste le dimensioni……………la mia vista comincia a vacillare. L’interno è stato completato con l’auto costruzione delle maniglie del gas e dei tubi dell’ossigeno.

Esternamente non ho avuto grossi problemi a parte qualche leggera stuccatura che il kit impone……………..ma passiamo alla colorazione.
Come accennavo prima, l’aereo nella realtà era dipinto con il classico splinter a tre toni di grigio; giunto in Italia venne over spruzzato di sand e poi verde. E storia conosciuta che i reparti tedeschi utilizzarono molto i colori italiani anche perché in fase operativa non avevano il tempo materiale di aspettare le vernici dalla Germania.
Quindi ho aerografato una mano di nocciola italiano schiarito con del bianco , poi del verde mimetico 2 dato con molta casualità sulle superfici superiori; overspruzzandolo anche sulle decals ; il bordo di questa mimetica va a ricadere molto basso lungo la carlinga.
Le superfici inferiori invece sono nel classico 76 ( H417 gunze).
Se non ho avuto grossi problemi per le croci bianche, invece ne avuti parecchi a reperire un 4 giallo in 1/72; trovatolo nella mia banca decals ho provveduto con una lama di cutter affilatissima a modificarlo.
Altra caratteristica di questo aereo, riscontrabile dalle foto storiche, è che il portellino di ispezione sotto il piano di coda sinistro era contornato a pennello da del Grau 02 e così ho fatto.


FRANCAIS
J’ai choisi de reproduire le G6 4 jaune piloté par René Darbois, basé à Maniago. René Darbois était un pilote français engagé dans la Luftwaffe pour s’enfuir de la France occupée. Il prêta son service dans la JG 103 en France et ensuite dans le I/JG 4 à Maniago. Là il essaya de déserter pendant une mission de routine.Après s’être éloigné de la base, il commença à effectuer une série de manœuvres à spirale et de variations d’hauteur répentines pour éluder les radars allemands. Il traversa les montagnes de l’Appennino jusqu’à atterrir dans un champ américain à Santa Maria Capua Vetere (près de Naples). L’avion fut transporté aux Etats Unis et repeint avec un classique schéma splinter et numéré avec un 2 blanc du III/JG27. Ensuite la machine fut exposée dans le national Air & Space Museum de Washington où on la trouve encore de nos jours.
Le poste de pilotage a été amélioré en employant les photodécoupes de Eduard ;il a été complété avec l’auto-construction des poignées du gaz et des conduites de l’oxygène. La maquette est peinte suivant le schéma splinter à trois tons de gris. Après j’ai étendu une couche de ‘’noisette’’ italien, suivie par une dernière couche de ‘’vert mimétique’’.Pour ce qui concerne les décalques je dois signaler que j’ai eu quelques difficultés à repérer un 4 jaune en 1/72ème. J’en ai trouvé un, qui à dû être modifié, dans mon magasin des restes.
Une autre caractéristique de cet exemplaire est que le panneau d’inspection sous la queue est entouré par du RML 02.

ENGLISH
 I follows the method classic but to only say that the kit has been embellished inner with of the relative photogravures Eduard Zoom to the G6 and with which I have had many seen problems of dimension?????la the my sight begins to waver. The inside has been completed with self-construction of the handles of the gas and the tubes of oxigen. Externally I have not had large problems to part some light plaster that the kit want?????..ma we pass to the coloration. As I pointed out before, the airplane in the truth was painted with the classic splinter to three tones of gray; reached in Italy it came over sprayed of sand and then green. And known history that the German units used the Italian colors very also because in operating phase they did not have the material time to wait for varnishes from the Germany. Therefore I have airbrushed one hand of light Italian brown with of the white, then of camouflage green 2 data with much superficial chance on the advanced ones; overairbrushed also on the decals; the edge of this camouflage one goes to fall back very low along the car. The superficial inferiors instead are in the classic 76 (H417 gunze). If I have not had large problems for white crosses, instead of had several to find the "4" yellow in 1/72; found it in my bank decals I have supplied with one blade of the most sharp cutter to modify it. Other characteristic of this airplane, found from the historical photos, is that the hatch of inspection under the left tailplane it was fringe to paint-brush give of Grau 02 and therefore has made.


NOTE
 




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