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P 51 D MUSTANG

di Mauro Ferri

Tamiya

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Questo modello nasce con l’intento di sperimentare tecniche nuove per la mia esperienza modellistica. Fare modellismo in questo modo è molto rischioso perché ad ogni momento si rischia di buttare il tutto, o comunque, di prolungare troppo un lavoro che doveva essere appunto un banco di prova per poi passare a modelli più impegnativi…

Ho scelto quindi un kit facile da montare di un bell’ aereo, che mi avesse ripagato con la sua meravigliosa linea, tutte le magagne emerse dalla mia scarsa preparazione.

E’ stata la prima volta che ho usato un colore metallizzato ed ero letteralmente all’oscuro su dove e cosa mettere le mani…

Già che c’ero, per complicarmi la vita, mi sono ispirato a foto di modelli dei nostri cugini  transalpini in cui gli autori avevano rivettato tutte le superfici, in quanto come si sa, il metallo mette molto bene in evidenza ogni cosa sia incisa o puntinata sotto.

Il primo lavoro che ho fatto è stato appunto quello di ricreare gli innumerevoli rivetti presenti sull’aereo vero. Disegni in scala alla mano non mi sono sentito di provare le varie rotelle dentate montate su supporti : ho preferito un vecchio metodo mostratomi da un esperto maestro modellista aeronautico ( non vi dirò il suo nome perché è molto modesto e non vuole pubblicità, vi basti sapere che ha eseguito, fra l’altro, il master del Fiat G50 Italian classic…).

Righello millimetrato morbido alla mano ( si trovano ovunque come materiale pubblicitario), lente di ingrandimento ed incisore finissimo. A questo punto seguendo le linee che riportano i profili si opera una leggera pressione ogni ½ mm. Detto così sembra difficile ma ci vuole solo pazienza e un buon “tocco”: il risultato ripaga il tempo impiegato. Essendo, nel mio caso, la prima volta sul metallico, il lavoro sarà sicuramente migliorabile con l’esperienza…

Dopo aver effettuato il “rivettamento” ho montato il Mustang quasi da scatola eccetto i particolari del cockpit che sono Aires: hanno una finezza eccezionale e sono fra i più belli che abbia mai visto prodotti da questa ditta…

Le sole modifiche effettuate sono state quelle di dettagliare con qualche tubicino i vani carrelli e i carrelli stessi, forare gli scarichi con una fresina e creare dei fori “veri” nella presa d’aria del filtro del carburatore.

 



L’unica cosa che non mi è piaciuta nel kit è l’ogiva: non torna per niente con la fusoliera ed è troppo tonda nella parte anteriore. Ho recuperato quella del kit Hasegawa e dopo averla adattata con la parte posteriore dell’originale ed aver inciso il portellino d’ispezione, mi sono ristampato in resina il tutto.

Un modello in metallo, e non vi dirò nulla di nuovo, necessita di tanto “olio di gomito” per eliminare le imperfezioni. Avevo fatto delle prove su  vecchi “mulettacci” (Hurricane Airfix !!!), con i colori Testor Metalizer e li avevo trovati molto fini ma troppo sensibili alla mia mano da principiante: quindi ho optato verso i più “robusti” Humbrol. Prima di stendere il color alluminio ho dipinto dei campi in nero e grigio scuro dove l’effetto alluminio doveva essere più o meno scurito: la mia pessima mano ha fatto vanificare tutto questo, in quanto la tecnica è validissima solo con passate non troppo pesanti  e fatte da esperti delle finiture metalliche.

Le diverse mani di vernice metallica passate coll’aeropenna, causa la mia scarsa esperienza,  hanno reso inutile il metodo molto fine di cui sopra appunto per lo strato troppo spesso che ha nascosto tutto: quindi  ho dovuto passare vernici metallizzate più scure dove i pannelli lo necessitano e quant’altro. Alla fine una ulteriore disgrazia contribuisce a farmi comprendere perché tanti modellisti aerei si mettono a fare figurini: due belle ditate  in punti strategici che non sono venute via nemmeno col panno in microfibra/lycra passato in modo maniacale.

Sconfortato e piuttosto incazzato ripasso, per rabbia, tutto il modello con un’altra mano di polished Alu della Humbrol: a questo punto tutto è tornato invariabilmente omogeneo. Dopo una settimana passata a rimuginare sull’accaduto, ho fatto casualmente visita al “maestro” di cui sopra raccontandogli il fatto. Niente di grave secondo lui ed ora ve lo spiego: si prende un feltrino morbido di cotone e si monta sul trapanino, si limitano le zone che si vuole evidenziare con nastro a bassissima adesività, quindi si levigano molto leggermente:  miracolo, la vernice sottostante riappare.


A questo punto mi fermo perché non voglio abusare ulteriormente dell’ospitalità che mi ha offerto Lilliput; vi basti sapere che, non contento del risultato ed ormai certo che il mio Mustang, dopo aver rischiato diverse volte di fare il suo unico ed ultimo volo nel cassonetto, sarebbe ormai sopravvissuto ad ogni battaglia, ho provato un paio di pannellature col metodo dei tensioattivi acrilici: ma questa è davvero un’altra storia che magari potrà essere oggetto di discussione nell’area specifica del sito Lilliput.

Il risultato di tutte queste sperimentazioni appare ai vostri occhi: non sarà certo un modello da concorso però racchiude in sé molte esperienze del sottoscritto e la sua valenza, per quanto riguarda l’apprendimento di nuove tecniche, supera  il risultato finale.

Le altre fasi di lavorazione (decals comprese) sono banali anche per un modellista principiante, quindi ve le risparmio rammentando solo che ho adoperato un vecchio foglio Superscale per usare l’aquila del Maggiore Eagleston: un bell’esempio di nose-art per caratterizzare un caccia splendido anche se lo avessero colorato di rosa confetto…

Le pale dell’elica non riportavano stranamente gli stencil dell’HS come si può evincere dalla foto a pag. 43 della monografia della Squadron di L. Davis.

Comunque, alla fine del lavoro, vi posso dire che, come dice T. Abbondi, l’arte risiede non tanto nel fare ma nel riuscire a  risolvere tutti i casini che si combinano durante la lavorazione: l’apprendimento, nel modellismo, avviene per me proprio così…      

Ringrazio i colleghi di Lilliput per lo spazio che mi hanno concesso.

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