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pag. 3 VERNICI E SOLVENTI di Stefano Pulga
6.VERNICI BRILLANTI E OPACHE Abbiamo visto come sia praticamente obbligatorio conoscere
la composizione di una vernice e come l’utilizzo di vari inerti possa
conferire a una vernice effetti ottici e caratteristiche di secchezza
molto diversi. Per approfondire questo argomento è utile parlare
nel dettaglio degli inerti, delle loro caratteristiche e degli additivi
usati nelle vernici. Bisogna rendersi però conto che purtroppo,
nell’ottica di una pianificazione industriale, il criterio prioritario
è quello del maggior profitto: le industrie cercheranno quindi
di usare come inerti e come additivi soprattutto gli scarti che altrimenti
dovrebbero essere smaltiti determinando un notevole aumento dei costi. 6.1. Nel caso di smalti alchidici il fabbricante può decidere di aumentare la brillantezza dello strato secco aggiungendo della cellulosa. Le cellulose sono polimeri naturali dall’aspetto brillante (pensate alla resina delle conifere o dei ciliegi), vengono aggiunte alla vernice di base aumentandone il peso e la densità senza per questo aumentare la quantità dei pigmenti (cari) o del polimero di base. La presenza di cellulosa richiede però l’aggiunta di un solvente specifico che sia miscibile al solvente del polimero alchidico. Questa mescolanza di solventi conferirà così a questo tipo di vernice varie proprietà di essiccazione. Il solvente del polimero alchidico evapora in genere prima di quello della cellulosa. Avremo quindi l’impressione che la vernice sia già secca quando invece lo sarà solo parzialmente. Il componente cellulosico, preso all’interno del componente alchidico è ancora leggero. Se applichiamo le decals con del liquido ammorbidente o se passiamo una mano di vernice trasparente, i solventi che utilizziamo per compiere quest’operazione alterano la struttura molecolare della cellulosa, rendendola traslucida o, nel peggiore dei casi, biancastra. Questo spiega uno degli inconvenienti più frequenti, soprattutto tra i modellisti frettolosi. 6.2. Per opacizzare le vernici a base acrilica o alchidica,
i produttori usano grandi quantità di prodotti derivati da scarti
industriali a basso costo. I più diffusi sono il Bianco di Titanio
e la Silice micronizzata. Il Bianco di Titanio è costituito da
lamelle metalliche (ossido di Titanio) che si dispongono parallelamente
alla superficie sulla quale agisce il pennello o l’aerografo: ne risulta
una superficie satinata, dovuta agli spazi che si creano tra una lamella
e l’altra. La Silice micronizzata è composta da cristalli arrotondati
e microscopici la cui superficie ricorda quella di una spugna vegetale.
Durante l’essiccazione del polimero che la contiene la parte superiore
del cristallo arriva in superficie, riflettendo la luce e conferendo un
effetto ottico opaco. L’aggiunta di silice a qualunque liquido ne aumenta
notevolmente la viscosità (= densità). L’uso di questi additivi
permette alle case produttrici di aumentare il volume e il peso della
vernice senza ricorrere a componenti costose. Non bisogna però
farsi ingannare dalla densità di alcuni colori opachi: è
utile tener presente che un colore opaco, ugualmente diluito, è
in proporzione meno coprente di un analogo colore satinato o brillante.
Bisogna anche sapere che le vernici in commercio presentano un deposito
secco (= effettiva presenza di componenti coloranti e leganti) per il
25 e 40% circa. Per intenderci: se diluiamo al 50% un barattolo di vernice
con un solvente, dopo l’evaporazione ne resterà tra il 12 e il
20% del volume che si è utilizzato. 7. SOLUZIONI ED EMULSIONI Ritorniamo all’esempio del sale da cucina sciolto nell’acqua. Possiamo
constatare che l’acqua salata non si distinguerà dall’acqua dolce,
almeno da un punto di vista ottico. Questo fenomeno si osserva poiché
si verifica una distribuzione omogenea del soluto nel solvente. Se prendiamo
invece uno smalto e lo mescoliamo all’acqua vedremo che i due composti
non si mischiano, anzi, si separano nettamente. |