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VERNICI E SOLVENTI

di Stefano Pulga

 

L'utilizzo di vernici e solventi nel campo del modellismo, come in ogni altro campo, richiede la conoscenza di qualche nozione di base per evitare errori macroscopici che inevitabilmente portano a rovinare un modello quasi finito, o, per i più coraggiosi, a una impegnativa opera di sverniciatura per ricominciare daccapo.

Visto che la chimica è materia ingrata, e le formule o le reazioni chimiche sono indigeribili, cercherò, con questo contributo, di chiarire i punti base più importanti per evitare catastrofi. Confido quindi nella pazienza di chi leggerà, semplificando al massimo, e se qualche chimico di professione capiterà su queste righe, chiedo fin d'ora scusa per l'approccio poco scientifico, visto che ho privilegiato soprattutto un aspetto pratico, o, se vogliamo usare un parolone, metodologico.

 

2. IL CONCETTO DI SOLUBILITÀ.

 

Spesso si parla di solventi a sproposito. Prendiamo un esempio pratico: Quanti considerano l'acqua un solvente? Il Diluente nitro è un solvente? La risposta più comune, immagino, sarà: l'acqua non è un solvente ed il Diluente nitro sì. Proviamo allora a sciogliere il comune sale da cucina nel Diluente nitro ed uno smalto sintetico in acqua. Il risultato sarà che il sale non si scioglie e lo smalto galleggerà sull'acqua. Invertiamo i fattori: mettiamo il sale da cucina nell'acqua e lo smalto nel diluente nitro: constateremo che entrambi vengono sciolti. Ne possiamo trarre la seguente conclusione: l'acqua ha azione solvente sul sale da cucina (e non sullo smalto) ed il Diluente nitro ha azione solvente sullo smalto (e non sul sale da cucina).

Da questa osservazione possiamo inventarci una prima 'legge': "Ogni sostanza liquida può sciogliere certe sostanze e non altre. In altre parole: un liquido può essere considerato 'solvente' per certe sostanze ma non per altre." Per precisione di termini, se chiamiamo 'solvente' la sostanza che 'scioglie', chiameremo 'soluto' la sostanza che viene sciolta. Le leggi chimiche che governano questi comportamenti sono estremamente complesse, e non credo sia il caso in questa sede approfondirle. Sarà però utile capire che, nei due casi citati (sale da cucina e smalto sintetico) i tipi di soluti sono assai diversi.

Nel caso del sale da cucina ci troviamo di fronte ad un 'cristallo molecolare', un elemento in cui i componenti sono tenuti assieme da forze molecolari, che danno origine ai cristalli di sale che tutti noi buttiamo nell'acqua per farci farci la pasta. Le forze che tengono assieme questi cristalli sono soprattutto dovute alla reciproca attrazione di ioni di idrogeno (simbolizzati, non è colpa mia, dal simbolo H+). L'acqua contiene grandi quantità di idrogeno (sappiamo tutti che il suo simbolo chimico è H2O) e quindi può infiltrarsi facilmente fra le molecole del sale, separandole. Nel caso dello smalto, siamo di fronte a un 'polimero', cioè una lunga catena di 'maglie' (sono i 'monomeri') tenute assieme da forze elettriche. L'acqua, che contiene idrogeno ed ossigeno (che hanno forze elettriche molto basse), non può rompere l'attrazione elettrica fra le varie catene del polimero, per cui non lo scioglierà, né potrà mescolarvisi. Per contro, se si utilizza un liquido dotato di grandi forze elettriche (il Diluente nitro , appunto), questo romperà i legami fra le catene e si distribuirà in maniera uniforme fra di loro, aumentandone la scorrevolezza (in termine tecnico: diminuendone la viscosità). Da questa osservazione possiamo proporre una seconda 'legge': "La solubilità è possibile quando solvente e soluto hanno forze chimiche interne simili." In altre parole, se le forze chimiche che tengono assieme un solvente sono diverse, o più deboli, delle forze che tengono assieme le molecole del soluto, le due specie preferiranno restare legate ai loro simili e non si mescoleranno alle altre.

E' chiaro che non è possibile che un modellista si metta ad indagare sulla composizione chimica delle vernici che usa; si potrà però suggerire un atteggiamento di fondo: Ogni vernice ad acqua potrà essere diluita con solventi miscibili ad acqua in basse concentrazioni (esempio: tutti gli alcoli, i chetoni). Ogni vernice a solvente ('smalti') potrà essere diluita con solventi non miscibili ad acqua (esempio: Diluente nitro, trementina, White Spirit, acquaragia, ecc.).

 

3. COMPOSIZIONE DI UNA 'VERNICE'

 

Abituati come siamo ad andare al negozio ed acquistare un barattolo del colore che ci serve, ci poniamo raramente la domanda di cosa ci sia dentro. Ogni 'vernice' è composta da almeno quattro elementi:

-         il legante, cioè la sostanza che conferisce al colore asciutto le sue caratteristiche meccaniche (robustezza, continuità dello strato). Il legante, nel caso delle pitture per modellismo, è sempre un polimero, detto anche sostanza filmogena (cioè che costituisce un film, una pellicola).

-         il pigmento, cioè la sostanza (o le sostanze) che conferiscono il colore desiderato. I pigmenti sono sempre ossidi metallici naturali o sintetici,  cioè, rispettivamente, che si trovano in natura (la 'Terra di Siena') o che si ottengono con processi chimici combinando metalli ('Ossido di Zinco', 'Cromato di Zinco', 'Blu di Cobalto').

-         gli inerti, cioè le aggiunte che influenzano l'indice di rifrazione della luce, permettendo l'ottenimento di diverse caratteristiche ottiche (si veda oltre 6): - vernici lucide = senza inerti - vernici satinate =  poca presenza di inerti- vernici opache (matt) = grande presenza di inerti

il veicolo, cioè il solvente che conferisce alla vernice le necessarie doti di scorrevolezza e diluizione. Il passaggio dello vernice dallo stato liquido allo stato solido (film)avviene sempre per evaporazione del veicolo (cioè del solvente, sia esso acqua o un solvente organico). Per influenzare le caratteristiche di applicabilità di una vernice (a pennello, ad aerografo, per lavaggi) potremo evidentemente intervenire solo sul veicolo, cioè sul solvente con cui diluire il prodotto originale. Per fare questo dovremo tenere conto delle caratteristiche che ci aspettiamo dal colore diluito: privilegiare la coprenza o la rapidità di evaporazione? Questo tipo di dilemma porta spesso ad errori irreparabili, come vedremo nel prossimo capitolo.