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E' il maggio 1945, in Europa la guerra è finita. Il REICH che
doveva essere millenario è stato sconfitto, e il suo fondatore
Adolf Hitler si è suicidato. Nell'estremo oriente anche il
Giappone è ormai alle corde, la gloriosa Marina Imperiale che
il 7 dicembre 1941 aveva sferrato l'attacco contro Pearl Harbour
è ormai l'ombra di se stessa avendo perso circa il 90% delle
sue navi da guerra. Le poche unità superstiti si nascondo in
ancoraggi secondari per evitare di venire affondate.
Alle ore 16.40 del 10 maggio 1945 nello stretto di Malacca,
nella posizione tra la penisola omonima e l'isola di Sumatra, il
comandante del sottomarino britannico SUBTLE avvistò al
periscopio la sagoma di un incrociatore giapponese insieme a un
cacciatorpediniere e ad altre due navi di scorta, che
viaggiavano ad una velocità di circa 17 nodi* con rotta
nord-ovest. Il SUBTLE che aveva il compito insieme ad altre due
unità similari di bloccare lo stretto, non riuscì ad
effettuare l'attacco alla formazione nemica, a causa di un
insieme di circostanze sfavorevoli tra cui i bassi fondali e una
forte corrente di marea in senso contrario. Nonostante l'esito
negativo dell'attacco il comandante del SUBTLE riuscì ad
inviare un messaggio di avvistamento contenente informazioni
molto precise sulla forza e rotta della formazione nemica. Era
l'incrociatore HAGURO, che insieme al cacciatorpediniere
KAMIKAZE e due unità di scorta aveva lasciato Singapore il
giorno precedente, con il compito di evacuare la guarnigione di
stanza a Port Blair nell'arcipelago delle Andamane. Il giorno 09
maggio sulla base di precedenti rapporti che prevedevano
movimenti navali dei giapponesi, il comando supremo alleato
aveva fatto uscire da Colombo un\a potente formazione navale -
composta dalle corazzate QUEEN ELIZABETH
e RICHELIEU
rispettivamente della marina inglese e francese,
dal caccia olandese TROMP e da quattro portaerei di
scorta – poste al comando dell’ammiraglio Walzer con il
compito di scoraggiare eventuali movimenti giapponesi. Il giorno
dopo l’avvistamento segnalato dal sottomarino britannico,
aerei ricognitori giapponesi mandati in supporto del HAGURO,
scoprirono la potente formazione alleata dandone immediatamente
notizia alle proprie navi. Allertato in tempo, il HAGURO insieme
alla sua scorta invertì la rotta ripassando sulle posizioni dei
sottomarini britannici. In quella circostanza il KAMIKAZE scaricò
sul SUBTLE numerose bombe di profondità senza peraltro ottenere
alcun risultato. Dopo aver aspettato invanamente un attacco
aereo sulla formazione alleata che era stato preannunciato ma
che non avvenne mai, il HAGURO invertì nuovamente la rotta e si
diresse nuovamente verso Port Blair. Il 14 maggio la formazione
giapponese che navigava zigzagando apprese la notizia che una
nave da trasporto amica, partita da Pinang, aveva raggiunto
incolume le isole Nicobare, a soli 320 km a sud della sua meta.
Quindi entrò nel mare delle Andamane senza incontrare
opposizione. Intanto l’ammiraglio Walker che era privo di
informazioni sulla posizione del nemico, all’alba del 15
distaccò la 26a flottiglia cacciatorpediniere, posta
al comando del capitano di vascello Manley Power, al fine di
effettuare una ricerca a lungo raggio sulla probabile rotta del
nemico. All’alba,
la 26a flottiglia che era composta dal SAUMAREZ, nave
di bandiera, e da VENUS; VERULAM, VIRAGO e VOLAGE tutti ad
esclusione del primo appartenenti alla Classe “V” si trovava
già all’altezza della punta settentrionale di Sumatra, mentre
velivoli ricognitori Grumman Avenger localizzavano non
l’incrociatore HAGURO, ma bensì il trasporto giapponese di
ritorno da Nicobare, attaccandolo però senza alcun risultato.
Alle 10.40, il comandante Power, mentre si stava dirigendo a
tutta forza con la sua squadra verso la posizione del trasporto,
ricevette l’ordine dal comando di Ceylon, di sospendere la
missione e far rientro alla base in quanto il HAGURO non era più
considerato una minaccia al traffico alleato. Ma Power, secondo
la migliore tradizione inglese, proseguì nel suo intento
ritenendo che il comando non fosse al corrente della reale
situazione. Alle 10:41, il comandante Power,mentre si stava
dirigendo con la flottiglia verso la posizione di quel
trasporto, ricevette l’ordine dal comando di Ceylon, diretto
anche all’ammiraglio Walker, di interrompere la missione perché
il HAGURO non era più considerato una minaccia al traffico del
golfo del Bengala. Ma il capo flottiglia, secondo la tradizione
inglese, proseguì in rotta, mentre chiedeva spiegazioni sul
messaggio ricevuto, nella convinzione che il comando a terra non
fosse al corrente della situazione reale.Finalmente un altro
velivolo Avenger localizzò il HAGURO che, vistosi scoperto,
invertì nuovamente la rotta verso sud insieme alla sua
formazione, invano attaccata con bombe dai ricognitori.Nel primo
pomeriggio, le unità britanniche doppiarono la punta
settentrionale di Sumatra ed entrarono nello stretto di Malacca
a 27 nodi, mentre l’esplorazione aerea teneva sotto controllo
l'incrociatore giapponese che navigava in direzione sud a
velocità non elevata, ignaro della vicinanza dei caccia nemici.
Alle 16,40 il capo flottiglia, il quale intendeva stabilire il
contatto prima dell’oscurità, dispose le sue unità in
formazione su linea di rilevamento con il SAUMAREZ al centro,
allo scopo di poter controllare otticamente buona parte dello
stretto.Intanto si avvicinava il corto crepuscolo tropicale, con
frequenti scrosci temporaleschi che sferzavano la superficie del
mare, un tempo ideale per i cacciatorpedinieri britannici dotati
di radar per il tiro migliori di quelli giapponesi.Alle 22,40 il
VENUS, l’unità più a nord della formazione che procedeva a
sud-est, avvistò un bersaglio al radar alla eccezionale
distanza di 64 km. Era l’incrociatore HAGURO, il quale,
abbandonato il tentativo di raggiungere Port Blair, stava
puntando su Singapore con rotta all’incirca parallela a quella
dei caccia britannici.Il comandante Power aveva provato molte
volte in esercitazione l’atto tattico da svolgere con le sue
navi in un occasione del genere. Ogni comandante conosceva alla
perfezione quello che doveva fare.In aderenza a ciò, la
flottiglia sopravanzò il bersaglio a dritta, ad una distanza di
circa 23 km, e quindi accostò a nord, iniziando una manovra
avvolgente per attaccarlo sui due lati.Alle 00,45 del 16 maggio,
l’incrociatore giapponese, che aveva il cacciatorpediniere
KAMIKAZE sulla sinistra, scoprì al radar la linea delle navi
britanniche ad una distanza via decrescente di 16 km. Dapprima
esso apparve incerto sulla vera identità dei bersagli
avvistati, forse perché provenivano da una direzione, quella di
Singapore, che era del tutto improbabile per unità che non
fossero giapponesi. Poi, ad un tratto invertì la rotta. A quel
punto il VENUS, il solo che venne a trovarsi nei settori
prodieri del nemico, effettuò la manovra di attacco per
lanciare i siluri sul lato dritto, ma, non riuscendovi, si
disimpegnò con un’accostata di 300° a sinistra. Dal canto
loro i giapponesi, ritenendo forse che i siluri fossero stati
lanciati, invertirono la rotta senza ancora aprire il fuoco,
determinando una situazione cinematica nella quale i contendenti
correvano gli uni verso gli altri nell’oscurità, alla velocità
relativa di 50 nodi. Ogni dubbio si dissolse allorché il
SAUMAREZ e il KAMIKAZE defilarono di controbordo a brevissima
distanza e il primo investì l’altro con le bordate di tutte
le sue armi. Alle 01,30entrambe le parti aprirono il tiro
illuminante e il SAUMAREZ apparve avvolto da una luce verdognola
a soli 2745 m. dall’incrociatore che, sparando a ritmo
sostenuto, lo colpì in un locale caldaie. Pur menomato, il
caccia britannico fece una rapida accostata a sinistra e lanciò
una salva di siluri. Quasi contemporaneamente il VERULAM attaccò
dallo stesso lato senza essere fatto segno al fuoco nemico che
era concentrato sul SAUMAREZ. Il HAGURO, preso in pieno da tre
siluri, e subito dopo da altri due all’altezza dei locali
macchine, cominciò a inclinarsi con l’armamento prodiero
ridotto al silenzio. Per una decina di minuti i caccia
britannici cercarono di molestarlo con il tiro delle
artiglierie, finché VENUS e VIRAGO, approfittando della
situazione tattica favorevole, attaccarono decisamente da dritta
lanciando complessivamente 11 siluri, di cui tre andarono
probabilmente sul bersaglio. Il HAGURO reagiva ormai debolmente,
mentre in plancia la maggior parte degli ufficiali più anziani
era rimasta uccisa da un colpo di cannone. Il VOLAGE, non ancora
entrato in azione, effettuò un attacco alle 01,50 per finire il
relitto in fiamme dell’incrociatore, inclinato su di un lato e
semi sommerso. Ma, ad una distanza di soli 1600 m., mancò il
bersaglio e tocco allora al VENUS di dargli il colpo di grazia
con gli ultimi due siluri rimasti nei tubi. Alle 02,06 il HAGURO
colò a picco, 72 km a sud-ovest di Pinang. Mentre i caccia
britannici si allontanavano, il KAMIKAZE ritornò sul luogo del
combattimento e trasse in salvo 400 superstiti. Di tutta la
flottiglia solo il SAUMAREZ aveva riportato danni e la perdita
di due uomini.
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