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Gli schemi mimetici del Macchi C. 200

di Angelo Brioschi


Parlare di mimetiche della “Regia Aeronautica”, porta sempre (oltre ad interminabili discussioni) ad un lungo elenco di vari colori e loro tonalità, “serviti” in una accozzaglia sparsa e “fiorita” di schemi mimetici a 2,3 o 4 toni, e via dicendo …
Il tutto in nome delle più strampalate teorie a volte supportate da riscontri fotografici mitici e reperibili quanto la … foto del “Sacro Graal” con dedica autografa del suo primo … “proprietario” …!!!, e se poi alla fine, ancora non sembri convinto delle fantasiose “nuance” descritte, arriva la classica frase : “ma vuoi che in un paese come l’Italia, piena di fantasia mediterranea, si siano mai seguite delle regole ???!!!”

Ognuno, è chiaro, ha diritto alle proprie idee ed ai propri sogni, ma l’analisi senza preconcetti delle centinaia di foto in b/n e delle poche a colori, disponibili a chiunque essendo pubblicate, se è vero che da superficialmente l’impressione di una grande confusione di schemi e colorazioni, con un po’ di calma e di seria analisi della documentazione originale, mostra che a livello di produzione le regole c’erano e venivano rispettate.

Una seria disamina, scevra da ogni preconcetto, della documentazione nota, appunto, dimostra al di la di ogni dubbio, che le varie fabbriche seguivano comunque un filo logico evidente, in effetti gli aerei prodotti dalla stessa fabbrica e negli stessi periodi, avevano colori e mimetiche identiche.



Per avere un idea chiara di quello che vi sto dicendo, vi suggerisco di leggere il resoconto di uno studio serissimo,dedicato alle mimetiche in uso sul Macchi C.202, basato su riscontri documentali e fotografici incontestabili (gli archivi tecnici della Macchi e della Breda), eseguito dall’amico Giovanni Massimello, e pubblicato sul nr.76 della rivista AEROFAN di Giorgio Apostolo. Li troverete la dimostrazione che, per citare lo stesso Massimello : “Sulle linee di produzione, cioè, non coesistevano schemi mimetici diversi. Questa molteplicità, invece, si trovava presso i reparti in quanto, soprattutto negli ultimi tempi, nella medesima squadriglia erano spesso presenti velivoli prodotti in tempi differenti, provenienti da fabbriche diverse. Ciò può aver dato l’idea di un certo disordine che in realtà, a livello produttivo non c’era.”

Quanto poi alle poche e rare eccezioni (non più di quelle che possono essere elencate sulle dita di una mano), fatto salvo che sono comunque tutte da dimostrare, la dove effettivamente esistono, sono sempre riconducibili ad “interventi campali” estesi. E badate che era veramente raro che un velivolo venisse interamente riverniciato in una SRAM, tanto meno nelle piccole officine di supporto che accompagnavano le varie unità combattenti.



La più nota di queste eccezioni è riconducibile al sovraspruzzo in giallo mimetico di una decina di Breda Ba.65 A80 nelle fasi iniziali del conflitto in Libia e, sempre nello stesso periodo, di alcuni CR.32 in Libia e nei Balcani.
Molte sono le foto che mostrano aeroplani con ampie zone riverniciate a seguito di interventi tecnici anche estesi, ma anche quando si interveniva su buona parte dell’aereo, non lo si ridipingeva totalmente, semplicemente si eseguivano delle “pezze” alla colorazione, il più delle volte utilizzando colori solamente simili a quelli originariamente applicati in fabbrica.
Le regole, quindi, c’erano ed erano di una semplicità, oserei dire, disarmante.
Se vogliamo limitarci al periodo della II^ GM gli aerei da caccia della Regia entrarono in guerra con una mimetizzazione a tre toni, ovvero un fondo in grigio mimetico e le zone latero-superiori in Giallo mimetico o Verde Mimetico, a cui venivano sovrapposte macchie in Marrone mimetico e Verde mimetico/Giallo Mimetico. Le tonalità dei suddetti colori, era funzione del fornitore e, quindi, della ditta che stava producendo il velivolo.


Questo fino alla cosiddetta “Riforma mimetica” dell’agosto del 1941, la nota “Tavola 10”, che iniziò ad essere applicata dall’ottobre del 1941, che definiva due tipi di mimetica, quella “A.S.” (Africa Settentrionale) che prevedeva l’utilizzo del grigio azzurro chiaro per le zone inferiori e del nocciola chiaro come base e del verde oliva scuro per le macchie delle zone latero-superiori. Se invece l’aereo era destinato all’utilizzo in patria, lo schema “Metropolitano”, come ad esempio per tutti i Reggiane Re.2001, prevedeva le superfici latero-superiori uniformi in colore verde oliva scuro. Anche in questo caso, le varie tonalità dipendevano dal produtoore di vernici presso cui si approvvigionavano i vari costruttori di aerei.

L’aereo riprodotto dall’amico Ivan Ferrando, mostra una mimetica riconducibile alla prima fase, ante Tabella 10, tipica della Macchi. Si tratta della mimetica detta ad “uova in camicia”, dove i verniciatori della Macchi interpretano le disposizioni della DGCA realizzando un fondo uniforme in Verde Mimetico 2, essendo comunque applicata a velivoli destinati al “territorio metropolitano”, a cui sovrappongono macchie fitte generalmente tondeggianti in Giallo Mimetico 4 parzialmente ricoperte al centro da macchie più piccole in Bruno Mimetico.

Questo era, all’epoca, la versione “Macchi” della mimetica a tre toni, (corrispondente allo schema C8 del libro sui colori di Postiglioni-Degli Innocenti, pubblicato da CMPR e Gavs nell’ormai lontano 1977) applicata su tutti i caccia allora in produzione (fino al settembre del ’41), ovvero su molte serie di C.200 e su tutta la II^ serie e sulle prime 27 macchine della III^ serie del C.202. Da notare che nello stesso periodo, la Breda, che produceva su licenza i caccia Macchi, forniva una sua interpretazione della mimetica a tre toni consegnando le macchine con le superfici laterali con base in Verde mimetico, sovrastate da macchie in giallo mimetico e marrone mimetico tondeggianti e sovrapposte ma non concentriche. Naturalmente, nello stesso periodo, altre fabbriche che producevano velivoli destinati all’utilizzo in “colonia”, interpretavano la regola dei tre colori, stendendo come base una mano uniforme di Giallo Mimetico, a cui venivano sovrapposte macchie più o meno grosse e/o fitte, di Marrone Mimetico e Verde Mimetico.

 



Tornando alla mimetica ad “uova in camicia” e facendo riferimento sempre al lavoro di Postiglioni e Degli Innocenti, ecco alcune note circa i colori utilizzati, per aiutare gli amici modellisti nella scelta i colori da utilizzare per rappresentare detta mimetica.

Bruno Mimetico : Variante piuttosto comune di Marrone Mimetico (di cui è sinonimo), il Bruno Mimetico era usato da molti costruttori quali Breda, CRDA, Caproni, IMAM, Macchi e Piaggio, per le superfici superiori di molti schemi mimetici a tre toni. Si tratta in realtà di una tonalità media di nocciola, simile a quella utilizzata poi dall’USAF in Vietnam. Il più diretto equivalente è il FS595b nr. 30219 (buona equivalenza). Anche l’Humbrol 118 rappresenta un suo buon equivalente.

Giallo Mimetico 4 : Variante di Giallo Mimetico (di produzione Max-Mayer), usata principalmente dalla Macchi e dalla IMAM per le superficie superiori, Avendo una distinta tonalità “light earth” risultava il più scuro dei Gialli della “serie mimetica”, oltre ad essere il più vicino al successivo Nocciola Chiaro che sarà poi adottato nel 1941. Il suo miglior equivalente FS595b è il 30266 (buona corrispondenza), anche se, a nostro parere, il più esatto equivalente è l’Humbrol 93.

Verde Mimetico 2 : Questa variante di Verde Mimetico (prodotta dalla Max-Mayer) fu usata principalmente dalla Macchi e dalla Piaggio per le superfici superiori. Questo colore era in sostanza un verde molto scuro con una tonalità brillante ed una forte componente cyan (azzurro) al suo interno. Corrisponde esattamente, sempre naturalmente a nostro giudizio, all’FS595b nr. 34092. L’Humbrol 149 è il suo miglior equivalente in tale gamma.

Grigio Mimetico : Questo colore fu ufficialmente adottato nel 1937 dal Ministero dell’Aeronautica, per essere utilizzati al posto dell’alluminata (alluminio) talvolta ancora utilizzata sulle superfici inferiori dei velivoli in linea, anche dopo i primi esperimenti di mimetizzazione.
Allo scoppio della guerra, questo colore veniva utilizzato praticamente da tutti i costruttori aeronautici italiani. Si tratta dell’unico colore previsto ufficialmente per la mimetizzazione delle superfici inferiori, impiegato fino all’estate del 1941, quando fu sostituito dal Grigio Azzurro Chiaro, come colore ventrale standard. Nonostante fosse un colore non standardizzato (come tutti quelli precedenti alla “Tabella 10”) nessuna sua sostanziale variante è stata finora identificata sui vari reperti aeronautici originali, dell’epoca, esaminati. La sua tonalità effettiva corrisponde ad un grigio gabbiano medio con un deciso contenuto di cyan (azzurro). Il più diretto riferimento FS595b è il 36231 (corrispondenza esatta) ed anche l’Humbrol 140 fornisce una adeguata corrispondenza.


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